Quattro partite, quattro vittorie. Una nel derby contro il Manchester City (2-0), un’altra contro la squadra più forte d’Inghilterra in questo momento (l’Arsenal, 3-2), la terza contro un avversario temibile come il Fulham (3-2) e l’ultima con il Tottenham, formazione sì in grande difficoltà ma che, anche per la precoce espulsione dell’argentino Cristian Romero, ha costretto lo United a dover fare la partita.
Cioè a non puntare solo su quel gioco di transizioni ben sfruttato dal Manchester da quando, qualche settimana fa, Michael Carrick è stato promosso allenatore capo, in sostituzione dell’esonerato Rúben Amorim.
Accanto al nome di Carrick c’è ancora la dicitura ad interim, con la dirigenza dello United che, a fine stagione, dopo i Mondiali, potrà scegliere con calma il tecnico per l’anno prossimo, tenendo presente che molti nomi grossi (Thomas Tuchel, Carlo Ancelotti, Mauricio Pochettino…) si libereranno a luglio dagli impegni con le rispettive nazionali.
Se però la stagione dovesse continuare così, non è escluso che a Old Trafford la candidatura di Carrick diventi la più forte.
Anche se i quattro successi sono arrivati in modi diversi (in contropiede con Manchester City e Arsenal, con qualche patema in più contro il Fulham, per la pochezza dell’avversario con il Tottenham) è innegabile come Carrick abbia già dato un’impronta alla sua squadra.
E lo ha fatto soprattutto abbandonando l’inefficace 3-4-3 del suo predecessore a favore di un 4-2-3-1 che, in fase difensiva, diventa un compatto 4-4-2, sul modello di quello utilizzato da sir Alex Ferguson, icona del club e mentore del Carrick giocatore.
All’interno di questa organizzazione stanno emergendo delle certezze. A cominciare dalla difesa, dove la coppia formata da Lisandro Martínez e Harry Maguire sta dando delle risposte inattese. In particolare da parte dell’inglese.
Praticamente fuori dal progetto tecnico fino a pochi mesi fa e mai affermatosi da quando, nel 2019, il Manchester lo acquistò dal Leicester facendolo diventare il difensore più pagato della storia, Maguire si è ritrovato ora che può giocare in una linea a quattro che non deve difendere con molto campo alle proprie spalle.
L’altro giocatore risorto con la cura Carrick è Kobbie Mainoo. Mai visto da Amorim, il prodotto dell’Academy del club sta mostrando tutto il suo valore in una mediana nella quale ha compiti anche di incursore, con Casemiro in copertura.
Fra l’altro l’apporto di Mainoo in fase offensiva lo si è notato anche contro l’Arsenal e il Tottenham, partite nelle quali il numero 37 ha registrato un assist. Quello con gli Spurs, che è servito allo United per sbloccare il risultato, è arrivato sfruttando abilmente un calcio d’angolo con una giocata studiata che ha visto protagonista il giovane centrocampista inglese. La pericolosità sulle palle inattive è una delle forze di questa squadra.
Quando poi il Manchester non riesce ad attaccare in campo aperto, dove può sfruttare la velocità dei vari Bryan Mbeumo, Matheus Cunha e Amad Diallo, ecco che la squadra si dispone in un 3-2-5 posizionale, con Casemiro (o un terzino) vicino ai difensori centrali.
L’obiettivo è quello di occupare tutti i canali verticali del campo, accumulando giocatori in zona palla. Una prossimità degli elementi offensivi che si è notata proprio nell’ultima uscita contro il Tottenham, con Diallo, Cunha e Mbeumo vicini fra loro. Tutti e tre sapevano cosa fare e dove muoversi.
In questa circostanza, con poco campo alle spalle dell’ultima linea avversaria, diventano dunque fondamentali le connessioni tecniche che vengono costruite dai giocatori, a partire ovviamente da quelle che partono dai piedi di Bruno Fernandes, finalmente riportato nella sua posizione naturale da numero 10 dopo essere stato impiegato da numero 6 con Amorim.
Il portoghese, che quasi da solo ha provato a tenere dritta la barra durante la gestione precedente, è il vero uomo in più dello United. Nelle 6 partite precedenti quella contro il Tottenham, Bruno Fernades ha registrato cinque assist, portando il suo totale stagionale a dodici. Contro gli Spurs non ha prodotto passaggi vincenti, ma ha segnato la rete del definitivo 2-0.
La maggiore libertà di movimento di cui gode il numero 10 con Carrick consente alla squadra di avere più fluidità, oltre a mettere Bruno Fernandes nelle condizioni di toccare più palloni nella trequarti avversaria, là dove diventa molto pericoloso.
Insomma, se fino a non molto tempo fa la situazione a Old Trafford pareva compromessa, l’avvento di Carrick ha ridato speranza a una tifoseria che ora sogna la qualificazione in Champions.

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