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Altra partita e altro pareggio. Una settimana fa, il Manchester City era riuscito a ridurre il distacco dall’Arsenal, arrivando a due punti dai Gunners. Tre partite dopo e la distanza fra mancuniani e londinesi si è nuovamente dilatata (-6 dopo il pareggio dei ragazzi di Mikel Arteta col Liverpool).

Colpa dei tre pareggi consecutivi racimolati in sètte giorni dai Citizens, contro Sunderland (0-0), Chelsea (1-1) e Brighton (1-1).

Duecentosettanta minuti che hanno in comune due aspetti: la difficoltà del City nel concretizzare e una generale stanchezza da parte dei giocatori. Quest’ultimo aspetto è legato alal contingenza del momento: con tanti giocatori fuori per infortunio, Pep Guardiola non può ruotare gli uomini a sua disposizione.

Come fatto notare da The Athletic dopo la gara pareggiata col Chelsea, da novembre fino a quel momento il tecnico catalano ha schierato da titolari solo quindici calciatori: Gianluigi Donnarumma, Nunes, Nathan Ake, Ruben Dias, Joško Gvardiol, O’Reilly, Rodri, Nico González, Bernardo, Reijnders, Cherki, Phil Foden, Jeremy Doku, Savinho e Erling Haaland. Nello stesso periodo, Mike Arteta ne ha utilizzati diciannove.

«Abbiamo tanti infortuni», ha dichiarato Guardiola il Chelsea. «John Stones sarà fuori per non so quanti mesi. Ora anche Rúben sarà indisponibile, Joško sarà fuori. Sappiamo sempre che Nathan non può giocare con continuità. Questa è la situazione: restare forti e troveremo una soluzione. Lo spirito c’è ed è quello giusto, e continuerà a esserci».

Contro il Brighton poi Guardiola è stato costretto a rinunciare alla coppia di centrali difensivi formata da Ruben Dias e Gvardiol, diventata quella titolare da qualche mese a questa parte. Al loro posto hanno giocato Abdukodir Khusanov e Max Alleyne, quest’ultimo al debutto dopo essere stato richiamato dal prestito al Watford lunedì.

Forse oggi, vista la morìa che ha colpito soprattutto il reparto arretrato, il tecnico del City rimpiange il via libera al prestito di Manuel Akanji all’Inter, anche se tutte queste assenze non erano certo preventivabili nel momento in cui lo svizzero è stato lasciato libero di andare a Milano.

Sembra comunque probabile che il Manchester in questa sessione di gennaio si muova per rimpinguare il numero di difensori a disposizione di Pep. Di certo il City sta già operando anche in altri reparti.  Il Manchester ha infatti accettato di pagare (71.97 milioni per il cartellino del ghanese Antoine Semenyo. L’ex Bournemouth viene da un sistema come quello di Andoni Iraola, nel quale si privilegiano le transizioni. Sotto questo aspetto bisognerà quindi vedere come il ragazzo andrà a inserirsi nel modello di gioco del City.

Detto questo, Guardiola quest’anno ha abbracciato una maggior fluidità e una maggior verticalità, in linea con le tendenze della Premier attuale e questo dovrebbe agevolare l’approccio di Semenyo alla sua nuova realtà.

Il nuovo acquisto porta poi con sé in dote un buon numero di conclusioni (2.35 per 90 minuti secondi i dati Fbref), superiore a quelle di Savinho (2) e Jérémy Doku (1.57), gli esterni offensivi con cui Semenyo dovrebbe alternarsi all’Etihad Stadium. La speranza è che ripetersi anche a livello di marcature: il ghanese lascia infatti il Bournemouth con dieci reti personali in campionato (miglior marcatore delle Cherries).

Sì perché, come detto, in queste tre gare al City è mancata molto la finalizzazione, come ha avuto modo di sottolineare Guardiola parlando della sfida col Brighton (ultima in ordine cronologico):

‹‹Tante, tante cose buone, ma non abbiamo segnato gol», ha detto Guardiola. «Tantissime occasioni nette sprecate, e non è solo un giocatore o due: sono tutti quelli che hanno giocato davanti e che hanno giocato molto. Segnare gol fa parte del tuo lavoro», aggiungendo: «l’energia, il modo in cui abbiamo giocato: abbiamo creato occasioni e expected goals. È solo che non abbiamo messo la palla in rete. Tutto qui».

Contro i Seagulls l’approccio del City è stato quello usuale: grande pressing in avanti in fase difensiva e, in possesso, due giocatori a fissare le ampiezze con gli altri che si associavano centralmente.

La struttura era fluida, anche se si sono viste situazioni di 3-1-3-3 come contro il Chelsea. Lì erano stati Rayan Cherki e Bernardo Silva a scambiarsi le posizioni sulla destra, con Rodri che si abbassava in costruzione mentre col Brighton a destra si alternavano il solito Silva e Matheus Nunes (che si poteva muovere anche centralmente), con Doku a sinistra e Cherki che è partito dalla panchina.

Con questi giocatori (e con i vari Phil Foden, Tijjani Reijnders e Erling Haaland) Guardiola ha accettato di avere meno controllo che in passato sulla partita, garantendosi però più possibilità di risolvere le gare a proprio favore con giocate individuali e di essere più pericoloso in contropiede.

Al di là dell’approccio però diventa difficile fare punti se si mancano le occasioni che si hanno o se si è costretti a fare poco turnover causa infortuni.

Detto questo, la stagione attuale è quella della ricostruzione di un nuovo ciclo dopo che, la scorsa estate, molti veterani di tante battaglie hanno lasciato Manchester. Qualche alto e basso era dunque prevedibile. Il cartello lavori in corso è ancora qui e il City (anche se sembra strano detto per una squadra di Guardiola) si trova forse anche più avanti di quanto atteso nel nuovo progetto tecnico.

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