Calcisticamente parlando il nuovo anno si è aperto con la notizia della separazione (apparentemente consensuale) fra Enzo Maresca e il Chelsea. Al di là delle motivazioni extra campo che hanno portato il tecnico italiano e i Blues a dividere le loro strade (motivazioni sulle quali torneremo nella prossima newsletter e che riguardano anche il modo con cui vengono costruite le squadre a Stamford Bridge da quando la proprietà è passata da Roman Abramovich alla BlueCo), le difficoltà incontrate dal Chelsea nell’ultimo periodo sono state anche di ordine tattico.
Il titolo di manager del mese di novembre ottenuto dal tecnico italiano dopo una serie di ottimi risultati, che avevano rilanciato le ambizioni del club, è stato infatti vanificato da un dicembre nero. Nell’arco di tempo compreso fra il pareggio ottenuto in dieci uomini contro l’Arsenal proprio alla fine di novembre e l’ultima gara con Maresca in panchina (quella pareggiata in casa col Bournemouth), il Chelsea si è ritrovato a passare dal terzo posto in classifica al quinto, con un distacco dai Gunners ampliatosi da 6 lunghezze a quindici.
Come in tanti altri casi, anche il modello posizionale di Maresca è apparso spesso troppo cauto, ordinato, preoccupato di mantenere il controllo sulla partita e ha avuto difficoltà contro i blocchi bassi, come successo in questa stagione contro Crystal Palace e Sunderland (per fare due esempi).
Le partite che hanno fatto traboccare il vaso sono però state le ultime due dell’anno, contro Aston Villa e, come detto, Bournemouth. Due partite disputate a Stamford Bridge e che, sulla carta, avrebbero dovuto lanciare in alto il Chelsea. Invece gli uomini di Maresca sono stati rimontati in entrambi i casi, uscendo dal doppio confronto con soltanto un punto nella bisaccia.
Le Cherries (contro cui il Chelsea aveva già pareggiato a inizio dicembre, nella partita d’andata del calendario asimmetrico previsto dalla Premer) e i Villans hanno ovviamente posto difficoltà diverse ai Blues, data la differenza fra i modelli di gioco adottati dalle due squadre.
Tuttavia, sia Unai Emery che Andoni Iraola (per pura casualità entrambi baschi) hanno messo in crisi il gioco di posizione praticato dal Chelsea.
Contro il 4-4-2 compatto, con le tre linee molto strette, con il quale difendeva l’Aston Villa, Maresca ha cercato di restare aderente al 3-2-5 in possesso da lui abitualmente utilizzato.
L’idea era quella di fissare i terzini avversari con i propri trequarti, andando a riempire le ampiezze con esterni larghi. L’obiettivo era quello, tradizionale in questo modello di gioco, di andare a creare difficoltà alla difesa a quattro di Emery attraverso l’occupazione dei mezzi spazi.

Questo tipo di approccio metteva in difficoltà la linea arretrata dell’Aston Villa, che pure era veloce nello spostarsi da un lato all’altro del campo. E infatti il primo tempo è stato dominato dal Chelsea, come riconosciuto nel dopo partita proprio da Emery: «il nostro piano era cercare di dominare e creare più slancio rispetto a quanto abbiamo fatto, ma loro pressavano e tenevano il possesso del pallone più di noi».
Il gol del vantaggio di João Pedro (su azione da calcio d’angolo) premiava quindi la squadra che aveva comunque creato di più. Nel secondo tempo però Emery effettuava una tripla sostituzione con gli ingressi Amadou Onana a metà campo, Jadon Sancho all’esterno e, soprattutto, Ollie Watkins in attacco. I tre nuovi entrati mutavano l’assetto dell’Aston Villa in un 4-2-3-1 (con Youri Tielemans da numero 10 e Morgan Rogers riportato a sinistra) che mandava in tilt un Chelsea incapace di portare a casa il risultato e che, invece, finiva rimontato da una doppietta realizzata proprio da Watkins in un secondo tempo di marca ospite.
Nella gara contro il Bournemouth il Chelsea nel primo tempo ha patito i veloci contropiedi della squadra di Iraola mentre, nella ripresa, i Blues hanno avuto maggiore controllo della gara, ma hanno palesato non pochi problemi nel tentativo di forzare il blocco basso avversario.
Quando poi, nel corso della gara e in una situazione del genere, Maresca ha tolto dal campo Cole Palmer (da poco rientrato da un infortunio), i tifosi del Chelsea hanno criticato pesantemente la scelta dell’allenatore.
A favorire le difficoltà tattiche di cui sopra ha contribuito anche l’eccessivo turnover al quale è stato sottoposto l’undici di partenza in questa stagione, con ben ventitré giocatori che hanno registrato almeno una presenza da titolare in campionato. Ma qui si rientra nel campo del deterioramento dei rapporti fra una società che auspicava una rotazione del genere (per tenere tutti contenti e per valorizzare il parco giocatori) e un Maresca mai troppo convinto della validità delle cosiddette alternative.
Ora, al posto di Maresca dovrebbe arrivare Liam Rosenior, tecnico dello Strasburgo, squadra che ha la stessa proprietà del Chelsea. L’inglese adotta il solito 3-2-5 in fase di possesso, quindi non ci sarà una grande differenza con quanto visto fino a ora a Stamford Bridge. D’altra parte al Chelsea il modello di gioco di Maresca piaceva, anche perché ritenuto utile a sviluppare i giocatori.
L’ingaggio sarebbe dunque in linea con le prospettive di un club che vuole soprattutto produrre valore, senza avere come imperativo categorico la vittoria, come succedeva quando il proprietario era Abramovich.
Sul campo però la proposta di Rosenior potrebbe incontrare le stesse difficoltà evidenziate da Maresca nel suo ultimo mese alla guida della squadra londinese. Non sarebbe quindi sorprendente se il Chelsea continuasse, anche in virtù della giovane età media della rosa, ad alternare prestazioni di alto livello (come la vittoria sul Barcellona in Champions League) ad altre decisamente più preoccupanti.
Una situazione che, comunque, è largamente accettata dalla dirigenza del club, proprio per la politica abbracciata da BlueCo.


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