Miglior attacco (78 gol), miglior difesa (27 reti subite), maggior numero di vittorie (23) e minor numero di sconfitte (5), miglior differenza reti da quando il campionato è diventato a venti squadre (+51). Non serve molto se non snocciolare questi numeri per spiegare come il Flamengo abbia meritatamente dominato e vinto il Brasileirão 2025.
Il trofeo alzato al cielo mercoledì al Maracanã, dopo aver sconfitto il Ceará 1-0, è il giusto coronamento di un’annata fantastica, che ha visto il Mengão conquistare anche la Libertadores e disputare un’ottima coppa del Mondo per club a giugno scorso, negli Stati Uniti. A questi successi vanno poi aggiunti il campionato statale e la Supercoppa brasiliana. Con quattro trofei vinti quindi il Flamengo del 2025 eguaglia quello del 2020. All’epoca, nell’annata interrotta dal Covid-19, la squadra diretta da Jorge Jesus prima e Rogério Ceni poi conquistò il campionato Carioca, la Recopa Sudamericana, la Supercoppa brasiliana e il Brasileirão.
Soprattutto, il Fla di quest’anno ha ottenuto tutto questo giocando un calcio propositivo, ripristinando quel DNA fatto di bel gioco e risultati che ha (quasi) sempre contraddistinto la storia del club di Rio de Janeiro.
La miglior squadra del Brasile è stata l’espressione delle idee del suo tecnico, Filipe Luís. Nel giro di appena un anno, dal momento della sua promozione ad allenatore della prima squadra (dopo aver fatto bene nelle giovanili) l’ex difensore dell’Atlético Madrid è riuscito a ridare identità tattica ai suoi uomini e orgoglio ad una tifoseria intera.
‹‹Finché sarò qui, il Brasileirão sarà sempre una priorità assoluta. Considero il Brasileirão il campionato più difficile che esista, è il torneo in cui conta la regolarità. Si attraversano innumerevoli momenti, pause per le date FIFA, viaggi… È il campionato più difficile da vincere ed è uno di quelli che mi ha dato più piacere conquistare da giocatore›› disse Filipe Luís al suo arrivo.
È stato di parola. Sì, il tecnico ha avuto a disposizione quella che, probabilmente, è la rosa più forte del Brasile, ma questo non significa appunto che questi risultati non siano arrivati dovendo prima superare delle difficoltà. A partire dalla gestione di Pedro.
Elemento cardine della squadra Rubo-Negro, una volta rientrato dalla coppa del Mondo per club (dove si era messo in evidenza), la relazione fra l’ex attaccante della Fiorentina, l’allenatore e la società si è incrinata, dopo che il portale Uol ha rivelato che un membro della direzione del Fla avrebbe definito una cessione del numero 9 per 15 milioni di euro un “buon affare” per il club.
Da parte sua Filipe Luís è arrivato a criticare lo scarso impegno del giocatore in allenamento, finendo così per lasciarlo fuori squadra per un po’. Anche in questo caso il tecnico è riuscito poi a risolvere la situazione, rimettendo in piedi il rapporto con un attaccante che, alla fine, ha realizzato 12 reti e prodotto 6 assist in ventuno partite giocate.
Un’altra situazione da risolvere è stata quella creata dalla cessione di Gerson allo Zenit San Pietroburgo. L’ex romanista era il capitano del Flamengo, nonché uno dei giocatori chiave della squadra di Rio de Janeiro. Preoccupato dalla cessione del numero 8, Filipe Luís ha chiesto rinforzi, ottenendo l’arrivo di elementi di qualità come Jorginho, Saúl Ñíguez, Samuel Lino, Emerson Royal r Jorge Carrascal (per un totale di circa € 105 milioni), rivelatisi fondamentali nella seconda parte di stagione.
Una stagione che non si è ancora conclusa. Avendo vinto la Libertadores infatti il Mengao sarà impegnato la prossima settimana nella coppa Intercontinentale, che vedrà il Flamengo esordire nei quarti di finale contro i messicani del Cruz Azul. L’obiettivo è quello di superare due turni per accedere alla finale contro il PSG.
In Sudamerica comunque il Flamengo sarà l’avversario da battere anche l’anno prossimo. In base a quanto dichiarato dal presidente Luiz Eduardo Baptista, conosciuto come Bap, il club potrà infatti spendere €161 milioni per la campagna di rafforzamento.

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