No, non è un buon momento per la Juve

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Foto: IMAGO / Pressinphoto

Tutto quello che non va nella Juventus sintetizzato in una partita. I novanta minuti de la Cerámica hanno infatti riassunto appieno il momento no della compagine bianconera. In queste settimane si è spesso parlato della fase offensiva della squadra di Igor Tudor. Una fase offensiva macchinosa (come evidenziato anche dal primo tempo della sfida con il Villareal) e sulla quale torneremo più avanti. Meno invece è stato scritto e detto della fase difensiva di una squadra che continua a prendere gol in maniera disarmante.

Fin dall’inizio di questa stagione la Juventus ha incontrato non poche difficoltà nel riuscire a tenere la propria porta inviolata. Le uniche occasioni in cui i portieri bianconeri sono usciti dal campo con un clean sheet risalgono alle due uscite di campionato disputate ad agosto, quando Michele Di Gregorio concluse senza dover raccogliere la palla in fondo al sacco le sfide contro Parma e Genoa, avversarie che comunque non possono essere considerate di alto.

Ad evitare di subire gol fino ad ora non è servito né l’atteggiamento fin troppo prudente adottato in alcune uscite (come contro l’Inter) né quello più aggressivo mostrato in altre.

Contro il Sottomarino giallo Tudor ha deciso di seguire proprio questa seconda strada, impostando fin dalle prime battute una squadra aggressiva. Il problema è questo tipo di approccio difensivo è stato facilmente manipolato dagli uomini di Marcelino García Toral in diverse occasioni nel corso del primo tempo. In questo senso, la rete che ha aperto la gara è paradigmatica. In occasione della realizzazione di Georges Mikautadze infatti la formazione della comunità autonoma Valenciana non ha dovuto far altro che giocare una semplice sequenza palla avanti, indietro, nello spazio per superare la pressione juventina e trovare campo aperto in profondità.

L’uscita tardiva di Jonathan David su Rafa Marín rendeva infatti agevole al centrale spagnolo il passaggio verso il compagno Santi Comesaña, venuto incontro. A quel punto Weston McKennie, fattosi attrarre dalla palla, lasciava Daniel Parejo libero di imbucare per Mikautadze.

L’azione del vantaggio spagnolo. Con tutti i difensori sui propri riferimenti, non ci può essere copertura.

Quasi ogni volta che il Viallreal entrava in possesso della sfera, pressing e contropressione della Juventus venivano elusi dal palleggio della squadra di Marcelino. A destra poi ha imperversato fin dai minuti iniziali Nicolas Pépé contro il quale ha sofferto molto, fin quando è rimasto in campo, Juan David Cabal. Il difensore colombiano, schierato da quinto di sinistra, è stato infatti costretto ad uscire dopo un quarto d’ora per un guaio muscolare.

L’unica nota positiva della prima frazione per la Juventus è venuta dal fatto che i padroni di casa non sono stati in grado di capitalizzare le transizioni avute per andare a segnare il raddoppio.

Nel secondo tempo, grazie all’innesto di Francisco Conceiçao e ad una pressione più efficace, la Juve riusciva a ribaltare la situazione (sfruttando anche l’eurogol in rovesciata di Federico Gatti) prima che, nel finale, l’ex Renato Veiga riportasse il risultato su binari più coerenti con quanto visto sul campo.

Il fatto di essere riusciti a strappare un punto in questa difficile trasferta non basta ovviamente a ridare il sorriso ad un Tudor che si è presentato in sala stampa in tono alquanto dimesso.

La sua squadra, in questo momento, non ha un’identità precisa e nemmeno riesce ad adattarla al contesto. L’insistenza su un 3-4-2-1 fin troppo rigido finisce per svilire le qualità dei giocatori del reparto offensivo, sulla carta quello meglio assortito all’interno della rosa.

La Juventus attuale fa fatica a difendersi bassa e anche ad aggredire in avanti. Quando poi ha il possesso, si smarrisce, fra elementi utilizzati fuori posizione o con compiti non congrui alle loro caratteristiche tecniche e altri che ancora non hanno trovato collocazione (Teun Koopmeiners). Il tutto condito da scelte di formazione a volte incomprensibili.

La Juventus in attacco appare troppo piatta, ridondante nel suo muovere palla tramite i quadrilateri laterali, ma senza poi affondare il colpo in verticale.

I molti errori tecnici dei singoli (clamoroso quello di David a porta vuota) finiscono per far passare quasi in secondo piano quelli di struttura, molto evidenti in Spagna nel corso della prima parte di gara.

Da dove ripartire? Tudor deve prima di tutto trovare un sistema che esalti i giocatori a sua disposizione. In questo momento, non sarebbe azzardato quindi pensare ad un cambio di modulo. Dopodiché bisognerà scegliere gli interpreti maggiormente adeguati ad interpretarlo, calando ogni elemento nella sua posizione ideale e creando un’ossatura di base intorno alla quale far poi ruotare gli altri.

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