Foto: IMAGO / ABACAPRESS
Tanto rumore per nulla, almeno per adesso. Arrivato con grandi aspettative, il giovanissimo Carlos Cuesta è atterrato sul pianeta Serie A con la fama di pupillo di Mikel Arteta. Sarà per questo motivo che le attese intorno al ventinovenne tecnico maiorchino erano alte.
Invece, dopo quattro giornate di campionato e due turni di Coppa Italia (l’ultimo dei quali superato a fatica dopo aver regolato ai rigori lo Spezia) si può ben dire che le aspettative inziali sono andate deluse.
Ad oggi infatti il Parma si ritrova con due soli punti in classifica (frutto dei pareggi ottenuti contro Atalanta e Cremonese) e con la miseria di una sola rete realizzata (da Patrick Cutrone in occasione della gara con i bergamaschi).
Soprattutto, la compagine ducale non ha messo in mostra quel gioco spumeggiante che in molti si attendevano di vedere quando venne introdotto Cuesta come nuovo allenatore. Dal punto di vista tattico il tecnico iberico aveva iniziato il ritiro precampionato provando ad utilizzare la difesa a quattro con tre riferimenti offensivi. Ben presto però l’ex assistente di Arteta era tornato sui suoi passi, affidandosi a quel 3-5-2 (con possibilità di evoluzione in 3-4-2-1) che ha caratterizzato anche il Parma che, nella seconda metà dello scorso anno, era riuscito a centrare la salvezza sotto la guida di Cristian Chivu.
Certo, non nella versione reattiva e diretta vista all’opera con l’attuale allenatore dell’Inter in panchina, ma pur sempre con massima attenzione data all’equilibrio. In questo senso la manovra gialloblù, pur non essendo particolarmente vivace, è rimasta comunque veloce, tanto è vero che il Parma, in base ai dati raccolti da Opta, si ritrova fra le ultime formazioni della Serie A per numero medio di passaggi per sequenza offensiva (2.88) e per azioni da dieci o più passaggi (26), risultando invece ai primi posti quanto riguarda la durata media di ogni azione offensiva (8.08 sec.).
Il risultato di questo approccio è quello di una formazione efficace nel creare occasioni (4 gli xG prodotti secondo Fbref) ma non nel concretizzare (i ducali sono ultimi per percentuale di conversione col 2.13%). Di un calcio futuristico però, come detto, non si è visto poi molto. Il Parma tende a difendersi e ripartire (44.8% di possesso), anche se la pressione esercitata avviene prevalentemente in alto (9.47 il PPDA per understat, l’ottavo più basso nella massima serie).
Oltre a ciò, la squadra non appare ben strutturata a livello di organico. Ok, davanti è rimasto un punto di riferimento importante come Mateo Pellegrino e, a centrocampo, Cuesta può ancora contare sul piede delicato di Adrián Bernabé.
Restano però delle falle aperte, a partire da quella relativa alla fascia destra. Cuesta non ha un quinto di sicuro affidamento da utilizzare in quella zona di campo. Per questo ha dovuto adattarvi il norvegese Mathias Løvik o lo svedese Pontus Almqvist, entrambi mancini.
Non tutte le difficoltà incontrate dai gialloblù sono però attribuibili ai problemi di organico. Con la compagine parmense che fatica a concretizzare, appare inspiegabile il poco spazio concesso fino ad ora a Gaetano Oristanio. L’ex Cagliari, dotato di spunto individuale nell’uno contro uno, potrebbe andare a formare con Pellegrino una coppia meglio assortita rispetto a quella composta dall’argentino e da Cutrone, con quest’ultimo non più utilizzato da attaccante centrale quando invece da sostegno del numero 9. Oristianio però attualmente si trova ridotto a fare il supersub, chiamato in causa dalla panchina quando serve.
L’altro punto tattico da sottolineare di questo nuovo Parma è rappresentato dalla posizione di Oliver Sørensen. Il danese infatti si alterna fra la posizione di mezzala e quella di secondo trequartista, consentendo al Parma di poter potersi schierare con un 3-4-2-1 liquido.
In generale comunque la struttura posizionale messa in piedi da Cuesta è alquanto basilare. Poche rotazioni, movimenti semplici, il classico braccetto che si spinge in avanti (Enrico Del Prato).

Alla fine le cose più interessanti la squadra di Cuesta le ha mostrate sulle palle inattive, con strategie chiaramente ispirate a quelle dell’Arsenal.

Se alcune delle palle gol costruite fossero entrate, probabilmente si parlerebbe in termini diversi del Parma. Non sul piano della proposta però. Probabile che Cuesta, anche a ragione, abbia deciso di entrare in punta di piedi nel nostro campionato. La stessa virata verso la difesa a tre (di cui abbiamo parlato in apertura) rientra nella volontà del tecnico di non mandare in confusione lo spogliatoio con troppe novità. Il rischio probabilmente sarebbe stato quello di un rigetto.
La speranza però è che, una volta stabilizzati i principi di gioco, il Parma cominci a presentare una proposta più accattivante sul piano del gioco. Questo almeno è l’auspicio di chi guarda le partite dei gialloblù da un punto di vista neutrale. Magari invece ai tifosi emiliani basta che Cuesta raggiunga l’obiettivo salvezza.


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