Aiuto! Guardiola è diventato Mourinho!

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Boring – ball è il termine con cui gli sportivi inglesi vanno a definire uno stile di gioco o una partita particolarmente noiosi. In quest’ultimo senso, il neologismo in questione è perfettamente calabile nella realtà di Arsenal – Manchester City, la sfida clou dell’ultimo weekend di Premier. Chi si aspettava spettacolo è rimasto infatti deluso, nonostante la presenza in panchina di due interpreti del gioco d’attacco come Mikel Arteta e Pep Guardiola.

La gara dell’Emirates Stadium era iniziata come da copione, con i padroni di casa a muovere palla e con gli ospiti a tentare di soffocare il palleggio dei Gunners tramite il solito pressing offensivo. Una strategia che però non ha funzionato., La costruzione dell’Arsenal infatti non aveva nessun problema a superare la prima linea difensiva avversaria, con la conseguenza di esporre la squadra di Guardiola alle solite difficoltà nella gestione del contropiede, sia esso di stampo classico o, come in questo caso, artificiale. Nemmeno la presenza in campo di Rodi riusciva sopperire a queste difficoltà.

Il centrocampo dei padroni di casa, formato da Mikel Merino, Declan Rice e Martin Zubimendi, era padrone della scena, dando ai londinesi il pieno controllo della partita. In questo senso, il gol realizzato da Erling Haaland, che portava in vantaggio il City, andava contro l’ordine delle cose viste fino a quel momento.

A determinate l’ennesima rete del centravanti norvegese era un’azione in parte fortuita, con tanti rimpalli che permettevano però al numero 9 del City di liberare in contropiede un Tijjani Reijnders abilissimo a condurre palla in avanti e a servirla poi allo stesso Haaland in zona tiro. La conclusione dell’attaccante non dava scampo a David Raya.

In quel momento, ancora di più, la partita si trasformava in una esercitazione attacco contro difesa che vedeva protagonisti i Gunners. Tanto è vero che, alla fine, il Manchester registrerà un dato di appena il 32.8% (dati del Guardian) in termini di possesso. Un’aberrazione per una squadra di Guardiola.

Ad un certo punto, per difendere il vantaggio acquisito, il tecnico catalano non si è fatto scrupolo a tirare via dal campo Haaland, Phil Foden e Nico O’Reilly Nico O’Reilly per inserire Nico Gonzalez, Nathan Ake e Nico O’Reilly, passando ad un 5-4-1 in non possesso. Un Guardiola con la difesa a cinque…chi lo avrebbe mai detto?

Sulla cautela di Pep quest’anno si è aperto un capitolo importante (o, forse, ad oggi soltanto un paragrafo) nel libro che racconta la storia decennale dell’ex allenatore del Barcellona al City. Come riportato da The Athletic infatti, ad oggi l’altezza media della linea arretrata della squadra di Guardiola è di 26 metri di distanza dalla propria porta, il dato più basso nelle ultime quattro annate.

Un atteggiamento non si sa quanto forzato dalle assenze di Rayan Cherki e Omar Marmoush e quanto, invece, dal piano gara predisposto da Guardiola. Di certo, l’arrivo di Gigio Donnarumma in porta (in grado di effettuare parate prodigiose e, come detto da Arteta, ‹‹dominante in area e su ogni pallone che si trova dentro e intorno all’area piccola; il suo tempismo, il modo in cui esegue l’azione: è super efficiente››) rende più fattibile il giocare più accorti, anche a costo di concedere un volume più alto di tiri agli avversari. E poi, in avanti, Reijnders, Haaland e Jérémy Doku sono tutti elementi in grado di far risalire campo alla squadra in contropiede.

Nonostante ciò, l’Arsenal non è riuscito a forzare il blocco difensivo avversario se non in pieno recupero, cortesia di una rete di Gabriel Martinelli. Certo, Arteta era privo di Martin Ødegaard e Kai Havertz e questo ha creato un deficit di creatività alla squadra.

Arteta ha cercato di risolvere i problemi derivanti dalla mancanza del danese e del tedesco inserendo Merino da numero 10 atipico e mandando in campo Noni Madueke sulla destra. L’ex Chelsea è però stato alquanto fumoso. Molto meglio sono andate le cose quando, nella ripresa, l’allenatore lo ha sostituito con Bukayo Saka e ha mandato in campo Eberechi Eze per Merino.

Al di là delle scelte iniziali questionate dalla stampa inglese (ma che ci potevano stare, nonostante le accuse al basco di essere stato troppo conservativo) a difficoltà principale è stata quella di riuscire a rompere le linee del City. Giocatori deputati a farlo ce n’erano fin dall’inizio, ma non erano in giornata, come il già citato Madueke o, dall’altra parte del campo, il belga Leandro Trossard, ben contenuto da un Abdukodir Khusanov che sembra essersi calato nel ruolo di terzino.

Difficile quindi scaricare le colpe del pessimo primo tempo dei londinesi tutte su Arteta, per il solo fatto di non aver messo dentro Eze fin da subito. Più interessante sarà invece capire se, come e quando Guardiola tornerà a parcheggiare il pullman come la sua nemesi José Mourinho.

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