Oltre il risultato: Como – Lazio

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Foto: IMAGO / ABACAPRESS

Guidato da uno splendido Nico Paz e seguendo un piano gara perfetto il Como si aggiudica la sfida con la Lazio in quello che, per entrambe, è stato l’esordio nel campionato 2025-26. Una partita mai realmente in discussione, dominata in lungo e largo dai lariani.

Il primo tempo

Prima frazione che sembra uscita dagli anni Duemila dieci: da una parte una squadra che difende a zona pura, dall’altra una formazione che approfitta dello schieramento difensivo avversario per riempire i mezzi spazi, difficilmente difendibili per un undici con quell’atteggiamento.

In pratica il Como, in fase di possesso, si dispone con una classica struttura posizionale a base 3-2 o 4-2, cercando di approfittare delle debolezze del sistema a zona della squadra di Maurizio Sarri e della tendenza delle sue formazioni a difendere corte e strette sul lato palla. Per riuscire in ciò, Cesc Fàbregas manda Jesús Rodríguez e Mërgim Vojvoda a fissare le ampiezze a sinistra e a destra, occupando i mezzi spazi tramite rotazioni centrali. Così facendo il Como mantiene la superiorità contro l’ultima linea ospite.

La Lazio non riesce a difendere bene, anche perché il primo pressing dei biancocelesti è facilmente superato dalla costruzione lariana. Gli uomini di Sarri vanno spesso in affanno e riescono a rompere l’assedio avversario soltanto tramite le solite, imprendibili sgroppate verticali di Nuno Tavares a sinistra, le uniche uscite offensive in grado di spezzare la riaggressione a palla persa del Como.

La ripresa

Pronti via e la Lazio paga il tentativo di essere aggressiva sulla costruzione del Como. Le uscite errate in avanti vengono infatti punite da un assist di Paz che lancia a rete Tasos Douvikas.

Il gol non scuote la Lazio, che nei minuti successivi appare come un pugile finito al tappeto: stordito, confuso e incapace di mantenere alta la guardia.

Per provare a sistemare le cose, Sarri cambia la corsia destra richiamando Manuel Lazzari e Matteo Cancellieri per mandare in campo Adam Marušić e Pedro. Dopo il gol annullato al Taty Castellanos per fuorigioco, il tecnico laziale inserisce anche Nicolò Rovella e Luca Pellegrini. Il primo prende il posto di un Danilo Cataldi portato a spasso per il campo da Paz mentre il terzino rileva nei compiti Nuno Tavares.

Fabregas risponde con Ivan Smolčić e Álvaro Morata. Il difensore croato sostituisce l’ammonito Ignace Van der Brempt con l’ex Milan che prende invece il posto di un Douvikas segnalatosi non soltanto per il gol, ma anche per il continuo movimento e il lavoro associativo sviluppato con i compagni. Subito dopo questo doppio innesto, il Como perviene al raddoppio grazie alla magìa su punizione di Paz. La contesa si chiude qui.

Da dove può ripartire la Lazio

Senza poter fare mercato, Sarri si trova a disposizione una rosa non propriamente adatta per il suo calcio. È ovviamente molto presto per trarre delle conclusioni (siamo pur sempre al calcio d’agosto, anche se è già campionato). Tuttavia, l’impressione è che, come già accaduto nelle sue precedenti esperienze, anche stavolta il tecnico toscano sia chiamato a dover trovare un compromesso tattico. Il problema principale è a centrocampo, dove Sarri manca della qualità tecnica necessaria per sviluppare una manovra palleggiata come vorrebbe. Il possesso continuato avanti e indietro e la gestione della sfera diventano problematiche con giocatori come Rovella, Guendouzi e Fisayo Dele-Bashiru, tutti maggiormente orientati a un gioco prettamente verticale.

In difesa il recupero dello squalificato Alessio Romagnoli (a suo agio nella retroguardia del Sarri I) dovrebbe aiutare non poco a oliare i meccanismi, anche se manca sempre un terzino destro affidabile.

Davanti Mattia Zaccagni si è dato da fare, ma non è basttoa. La squadra, di fatto, ha attacco bene la profondità soltanto una volta, in occasione della rete annullata a Castellanos. In attacco Sarri sarà quindi probabilmente costretto a spremere Pedro, in attesa del rientro di Gustav Isaksen (fuori causa mononucleosi) o del disciplinamento tattico di Tijjani Noslin.  

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