Ti amo campionato

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Foto: IMAGO / Pressinphoto

Finalmente ci siamo. Dopo molto tempo, con il calciomercato ancora aperto (sigh!) si torna a parlare di campo anche per quanto riguarda la Serie A. Il nostro campionato infatti apre i battenti in questo weekend di fine agosto, nella stagione che dovrebbe portarci (forse) ai Mondiali nordamericani del 2026.

Parte il campionato dei soliti noti: a parte il giovane spagnolo Carlos Cuesta al Parma e l’altra scommessa fatta dal Cagliari con l’ex tecnico della Primavera Fabio Pisacane, non si registrano grandi novità in panchina. Anzi, questa è la massima serie dei vecchi capitani di ventura che si muovono o che ritornano, come lo sono i vari Gian Piero Gasperini (passato dal progetto Atalanta alle sfide della piazza romanista), Stefano Pioli (bis a Firenze), Massimiliano Allegri (anche per lui un déjà-vu in quel di Milanello), Maurizio Sarri (idem come sopra con la Lazio) etc…

Insomma, undici panchine hanno cambiato padrone, ma quasi tutte sono state affidate a nomi già noti, senza grande spazio lasciato alla fantasia. Tutti dietro il Napoli campione che, sotto la guida di Antonio Conte, si è ulteriormente rafforzato e parte quindi con i favori del pronostico, a dispetto dell’infortunio patito da Romelu Lukaku, che priverà il tecnico del suo attaccante di rifermento per diversi mesi. Nonostante l’assenza, Conte può contare su un parco giocatori in grado di offrirgli diverse soluzioni tattiche (4-2-3-1, 4-3-3, difesa a tre…) e di sopperire efficacemente alla mancanza del belga.

Per il resto, è il solito campionato di sempre, con tanti tornei in uno. C’è quello per lo scudetto, con i contender dei partenopei che dovrebbero essere Inter, Milan e Juventus (mettetele nell’ordine che preferite). C’è il torneo dell’Europa, formato dalle squadre che cercano una qualificazione alle coppe del prossimo anno. C’è quello del ceto medio, di color che son sospesi: troppo forti per ritrovarsi a lottare per la salvezza, ma non così attrezzati da puntare a traguardi continentali. C’è, infine, il torneo per non retrocedere, che dovrebbe coinvolgere 6-7 squadre e, forse, qualche malcapitata che potrebbe ritrovarsi più in basso del previsto cammin facendo.

Inutile stare qui a esaminare squadra per squadra. Per preview complete, potete rivolgervi a Il Terzo Uomo e Ultimo Uomo. In questa sede preferiamo rivolgere solo alcune domande al campionato, in attesa ovviamente che sia il campo a dare le risposte definitive.

Ci sarà la Stramilano?

È, quella che va a iniziare, la stagione del grande rilancio di Milano. O, almeno, del tentativo della capitale economica del Paese di riportare sui Navigli il tricolore. Nelle ultime cinque stagioni lo scudetto ha fatto ping-pong fra Napoli e il capoluogo lombardo, con due successi per i partenopei, due per l’Inter e con un titolo (quello del 2022) vinto dal Milan.

Per centrare l’obiettivo di tornare prime, le due milanesi si sono affidate a scelte diametralmente opposte per quanto riguarda la conduzione tecnica. Mentre infatti il Milan si è rivolto ad Allegri (come detto in precedenza) l’Inter ha scelto Cristian Chivu, già sedutosi sulla tolda di comando della prima squadra nerazzurra nel recente Mondiale per club. Dal punto d vista del mercato invece le due società hanno seguito traiettorie similari, optando per profili prevalentemente giovani e futuribili (leggasi rivendibili). È il calcio dei fondi, baby. Riguardo la proposta di gioco, quella interista si presenta come maggiormente proattiva. La squadra di Chivu dovrebbe ballare fra 3-5-2 e 3-4-2-1 come sistema di base. In questo contesto, è probabile che Nicolò Barella possa essere utilizzato ora come costruttore in mediana, ora come assaltatore sulla trequarti.

Proprio l’assetto del centrocampo, con l’eventuale quadrilatero, rappresenta l’aspetto tatticamente più interessante di una squadra che sembra improntata alla ricerca di una maggiore verticalità (e con meno rotazioni) rispetto a quella che il tecnico rumeno ha raccolto in eredità da Simone Inzaghi (andato a monetizzare in Arabia Saudita quanto di buono fatto nelle ultime stagioni). Hakan Çalhanoğlu, Barella, Petar Sučić, Davide Frattesi, Piotr Zieliński, Henrikh Mkhitaryan e Andy Diouf forniscono a Chivu una batteria interessante dalla quale poter scegliere, di volta in volta, gli uomini più adatti in funzione del contesto. Pare insoluto invece il problema del dribbling, arte rara in questa squadra.

Sulla sponda milanista, Allegri si presenta come l’uomo della restaurazione. Il Milan quindi dovrebbe essere meno barocco di quello che è stato (o che ha provato a essere) nelle ultime stagioni. In un calcio prevalentemente di transizioni, il conundrum maggiore riguarda la posizione di Rafa Leão, attaccante centrale o esterno. Allegri non è legato ad un modulo fisso e ci ha abituato a mutare la pelle delle sue squadre cammin facendo, mano a mano che la sua conoscenza del gruppo si cementava.

Così, anche se si parla di 3-5-2 (si dovrebbe partire da lì) non è detto che, ad un certo punto o in determinate situazioni, il tecnico livornese non opti per una difesa a quattro, forte di un Pervis Estupiñán (il successore di Theo Hernández) che può essere impiegato in posizione più o meno avanzata a sinistra, di uno Zachary Athekame che di base è un terzino, di Koni De Winter e Fikayo Tomori che possono essere allargati. La domanda tattica più intrigante qui, dopo quella su Leão, verte sulla composizione del centrocampo a tre. Chi andrà davanti alla difesa? Samuele Ricci? Youssouf Fofana? Luka Modrić?

Il croato verrà utilizzato in costruzione (da play o da secondo mediano) o verrà spostato sulla trequarti, per favorire un dispendio energetico meno oneroso per un quarantenne? Ai posteri l’ardua sentenza (e occhio al possibile rilancio di Ruben Loftus-Cheek).

Che Juve sarà?

L’unica certezza riguardante i bianconeri è data dal sistema di base, il 3-4-2-1. Igor Tudor lavora su quello con la speranza che il mercato gli abbia portato in dote dei giocatori più funzionali al suo progetto tecnico. In questo senso Damien Comolli, nuovo direttore generale, ha effettuato opera di repulisti rispetto alla stagione scorsa, cedendo Douglas Luiz, Alberto Costa, Samuel Mbangula, Timothy Weah, Randal Kolo Muani e Renato Veiga per sostituirli con il terzino portoghese João Mário, il centravanti Jonathan David e tre cavalli di ritorno come Daniele Rugani, Filip Kostić, Fabio Miretti.

L’arrivo più importante è certamente quello di David. Attaccante abile a guadagnare la profondità (e quindi potenzialmente adatto al calcio verticale di Tudor), David a Lilla ha imparato anche a giocare per la squadra, venendo incontro per muovere palla quando necessario. Reduce da un campionato nel quale ha messo a referto 16 reti e 5 assist (settimo torneo consecutivo fra Belgio e Francia nel quale il canadese va in doppia cifra a livello di gol realizzati) il numero 30 della Juve non dovrebbe avere problemi ad adattarsi al ruolo di nuovo centravanti bianconero. Il suo arrivo pare destinato a far calare definitivamente il sipario sull’esperienza di Dušan Vlahović a Torino, così come dovrebbe finire per panchinare Kolo Muani in caso di ritorno del francese.

Tutto ciò a meno che Tudor, in alcune circostanze almeno, non voglia affidarsi ad un attacco con l’ex Psg a ridosso di David (o viceversa). Sempre in avanti, con i soli Kenan Yıldız e Francisco Conceição come rifinitori (gli unici in rosa qualora venisse ceduto Nico González), non è da escludere il ricorso a Miretti. Reduci da una bella annata in prestito al Genoa, il ventiduenne di Pinerolo potrebbe trovare spazi inimmaginabili nel momento in cui è rientrato alla base. Vedremo poi se Tudor riuscirà a recuperare Teun Koopmeiners, il cui apporto.

Miretti impiegato da numero 10 contro la Juve Next Gen.

Un impatto notevole dovrebbe infine averlo Andrea Cambiaso. Il giocatore, cercato in passato anche dal Manchester City, può muoversi indifferentemente sugli esterni e in mezzo al campo. Le su qualità nella risalita del campo rappresentano un aiuto prezioso allo sviluppo della manovra della Juve.

In difesa si riparte invece dal recupero di Bremer, tornato in campo dopo il grave infortunio al ginocchio dell’anno scorso. Se il brasiliano e il colombiano Juan Cabal (il cui rientro è previsto fra qualche settimana) e Pierre Kalulu rappresentano delle certezze sulle quali costruire l’asse difensivo della squadra, qualche dubbio in più lo lasciano Rugani, Nicolò Savona, Federico Gatti e Lloyd Kelly, gli altri componenti del reparto arretrato.

Will Rome be made great again?

Riuscirà Gasperini a trapiantare con successo nella Capitale il suo 3-4-3? O l’ambiente capitolino avrà la meglio? Come fatto notare da ESPN, la Roma non segna almeno 70 gol dl 2019-20. Nelle ultime sètte stagioni invece l’Atalanta del Gasp ha segnato una media di 78 reti a campionato.

La squadra è incompleta e l’ex allenatore dei bergamaschi non ha mancato occasione per farlo notare ai suoi dirigenti. L’attacco è un rebus: c’è da capire che contributo potrà dare Evan Ferguson, mentre si aspetta l’eventuale sostituto di Artem Dovbyk (in partenza). Leon Bailey si è già infortunato e su Paulo Dybala è difficile poter contare per tutta l’annata causa la ben nota fragilità fisica. Matìas Soulè ha bisogno di qualcuno che lo aiuti, per non dover portare da solo tutto il peso della finalizzazione giallorossa. Sarà inoltre curioso vedere cosa Gasperini tirerà fuori dal brasiliano Wesley e da Angeliño, quinti che non hanno il physique du rôle dei classici esterni gasperiniani.

Sarà il Como la squadra più divertente da seguire?

Alla fine Cesc Fàbregas è rimasto in riva al lago. Non era scontato visto che lo spagnolo rappresentava nella testa di Beppe Marotta la prima opzione per la sostituzione di Inzaghi all’Inter. Da un certo punto di vista, meglio così. Avremo infatti un altro anno per seguire il Fàbregas – ball prima che l’ex giocatore del Barcellona faccia (presumibilmente) i bagagli, destinazione grande piazza. A rubare l’occhio dei media è stato l’arrivo di Álvaro Morata.

Detto che l’attaccante spagnolo dovrebbe avere ancora qualche gol in canna, il suo approdo a Como è interessante soprattutto perché l’ex giocatore del Milan dovrà mettersi al servizio dei tanti palleggiatori di cui è dotata la compagine lariana.

Oltre che su Nico Paz (la cui permanenza rappresenta il vero colpo di mercato di quest’anno della famiglia Hartono) e Assane Diao, il Como può infatti contare anche sui nuovi arrivati Martin Baturina, Jesús Rodríguez, Jayden Addai e Nicolas Kühn. Tutti elementi forti nell’uno contro uno e nel fraseggio.

La direzione nella quale va il Como appare dunque chiara. Si è trattato di fornire a Fàbregas una rosa non soltanto in grado di costruire dal basso e mantenere il controllo della partita tramite il possesso, ma anche abile a manipolare i blocchi arretrati di quelle squadre che sceglieranno di affrontare i lombardi parcheggiando il pullman. Questi giocatori, insieme ai vari Máximo Perrone (acquistato in via definitiva dopo aver sborsato €13 milioni nelle casse del Manchester City), Sergi Roberto, Maxence Caqueret e Lucas Da Cunha danno al Como la possibilità di poter provare a essere propositivo anche davanti alle grandi.

Alcuni giocatori fissi, altri che ruotano. Una classica costruzione del Como.

In base ai dati Fbref lo scorso campionato i lariani sono risultati essere la sesta squadra per possesso medio (54.6%, stesso dato del Napoli) e la nona per dribbling riusciti (42.4%). È probabile che quest’anno Fàbregas provi a migliorare entrambe queste situazioni.

Che altro aggiungere dunque? Tutti a bordo! Il treno del grande calcio è in partenza.

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