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E così, al termine di una partita rocambolesca, l’Italia femminile è stato eliminata ad un metro (o a un minuto, se si preferisce) da quella che sarebbe stata la finale del campionato europeo in corso di svolgimento in Svizzera (che si disputerà domenica).
La delusione, tanta, è tutta riassunta nelle parole dettate del tecnico Andrea Soncin al termine della gara: «eravamo a un minuto dalla finale. Le nostre giocatrici meritavano un finale diverso. Purtroppo, a volte non ottieni ciò che meriti».
Al netto della delusione, l’Italia ha fatto comunque un ottimo europeo, arrivando oltre le più rosee aspettative se è vero, com’è vero, che alla vigilia molti mettevano in dubbio la sola possibilità di passare il primo turno, per non parlare di quella di poter battere la forte Norvegia nei quarti di finale.
Detto ciò, qualche considerazione a bocce ferme va fatta. L’Italia è stata eliminata dall’Inghilterra, campione d’Europa in carica e una delle squadre più forti del mondo. Per dare bene l’idea della superiorità inglese basti pensare alle giocatrici che il commissario tecnico Sarina Wiegman ha potuto inserire dalla panchina: Beth Mead, Chloe Kelly, Michelle Agyemang, Agnes Beever-Jones e Jessica Carter. Tutta gente che gioca in Premier (fatta salva la Carter che milita comunque nella statunitense NWSL).
Ora, forse non è completamente corretto il ragionamento fatto da Michael Cox su The Athletic, in base al quale l’Italia ‹‹probabilmente non riuscirebbe a piazzare nemmeno una giocatrice nell’undici inziale dell’Inghilterra››. Tuttavia la differenza di qualità fra le due compagini è ben più ampia di quanto abbia detto il risultato finale.
Se questo ragionamento, di per se stesso, rende ancor di più l’onore delle armi alle italiane, è indubbio come non riesca a mitigare la delusione per un’occasione perduta. Occasione che si sarebbe potuta e dovuta gestire meglio, indipendentemente dallo squilibrio delle forze in campo.
La rete di Barbara Bonansea aveva infatti incanalato la partita sui binari più consoni all’Italia di Soncin, formazione costruita per giocare un calcio difesa e contropiede. Il gol della calciatrice della Juventus era andato in senso contrario a come si stava sviluppando la partita. Le Azzurre infatti stavano soffrendo alquanto la pressione rivale, soprattutto sulle corse esterne dove Elisabetta Oliviero e Lucia Di Guglielmo sono andate in difficoltà in fase di non possesso.
La costruzione italiana poi ha patito la pressione forte in avanti esercitata dalle inglesi, come si è visto con le palle perse in fase di uscita da dietro. Buon per l’Italia che l’Inghilterra, nel primo tempo, non sia riuscita a creare praticamente nulla dalle parti di Laura Giuliani.
Nella ripresa, sotto di una rete, la pressione delle ragazze di Wiegman è aumentata. A quel punto l’Italia si è tirata ancor più indietro, difendendo con un blocco molto basso la propria area di rigore. L’atteggiamento delle due squadre ha aperto il campo alle Azzurre per alcuni contropiedi, che però sono stati gestiti male a livello di scelte o di giocate. Tanto è vero che, se guardiamo l’andamento degli expected goals (xG), l’Italia dopo la marcatura di Bonansea non ha più prodotto granché.
Tutto ciò escludendo la clamorosa occasione sprecata da Emma Severini nel finale. Occasione però figlia di un calcio d’angolo e non di un’azione manovrata. La partita è girata lì visto che, a stretto giro di posta, è arrivato poi il pareggio di Michelle Agyemang che portava la sfida ai supplementari, dove è arrivato il penalty (dubbio) che ha permesso alle inglesi di accedere alla finalissima.
In generale comunque il successo delle campionesse in carica è legittimo. Per confermare la superiorità britannica, oltre agli xG si può guardare il dato fornito da Fbref che indica in ben 305 i palloni toccati dalle leonesse nel terzo offensivo di campo. Da parte loro invece le Azzurre hanno prodotto soltanto 101 tocchi nella loro zona.
Non possono poi passare sotto traccia le scelte operate da Soncin. Una volta persa per infortunio Cristiana Girelli dopo poco più di un’ora di gioco, le responsabilità offensive dell’Italia dovevano ricadere tutte su Bonansea e Sofia Cantore, entrambe invece sostituite.
Come si evince, una gestione di Soncin alquanto rivedibile. Se giochi prevalentemente gare difensive inoltre devi essere in grado di difendere. L’Italia in questi Europei è andata sempre in vantaggio, ma solo contro il Belgio e Norvegia è riuscita a portare a casa la vittoria. Con Portogallo, Spagna e Inghilterra invece è stata recuperata.
Cosa resta dunque di questa avventura in Svizzera, a parte l’ottimo risultato finale e la copertura mediatica che l’evento ha ricevuto anche qui da noi? Sul piano tattico e tecnico, la consapevolezza che c’è ancora molto da fare per colmare il divario che ci separa dalle nazioni guida del continente.
Il prossimo passo dovrà essere quello di creare un sistema economicamente sostenibile, continuando a investire nei settori giovanili oltre a predisporre a Coverciano dei corsi orientati all’allenamento nel femminile.


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