Il punto sugli Stati Uniti

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Fra le veementi proteste di Mauricio Pochettino (per la direzione arbitrale) gli Stati Uniti hanno perso la finale di Gold Cup contro gli arcirivali del Messico. Una sconfitta sulla quale il tecnico argentino è chiamato a riflettere e intorno alla quale analisti e tifosi si sono già divisi fra coloro che l’hanno interpretata come un momento di crescita e chi invece comincia già a mostrare qualche perplessità sulla direzione che il programma sta prendendo sotto la guida dell’ex allenatore del Tottenham.

Nel momento della presentazione (avvenuta nello scorso settembre) Pochettino era stato abbastanza chiaro in merito a quello che voleva fare nel suo nuovo incarico.

‹‹Siamo negli USA. Io penso che convincere i tifosi dipenda dall’attrarli, essere piacevoli da vedere è molto importante›› aveva detto. ‹‹Vogliamo giocare un bel calcio, un buon calcio, un calcio esaltante, d’attacco. E quindi, ovviamente, vogliamo avere il possesso, anche perché siamo un coaching staff con la filosofia di controllare il pallone. Dobbiamo correre, muoverci, dare opzioni al portatore, buoni angoli ai nostri compagni di squadra…e quando non abbiamo la palla abbiamo bisogno di correre, di essere aggressivi, competitivi››.

Quasi un anno dopo, si è visto poco di questo manifesto e, in generale, ci sono stati più momenti duri che successi. La gestione di Pochettino è stata infatti tormentata da tutta una serie di problematiche. Già in marzo la sconfitta patita ad opera del Canada nella finale per il terzo e quarto posto della Concacaf Nations League aveva fatto suonare il campanello d’allarme.

Una sconfitta condita dalle critiche ricevute su Twitter da l’ex nazionale Landon Donovan. Non uno qualsiasi dunque bensì uno dei più grandi calciatori americani di sempre.

Alle considerazioni dell’ex capitano si aggiunsero poi quelle di Thierry Henry (che lavora per la CBS) relative ad una sorta di rottura percepita fra la squadra e l’ambiente circostante. L’intera campagna dello USMNT era stata negativa: la finalina di consolazione era infatti arrivata dopo l’inopinata battuta d’arresto registrata in semifinale contro Panama, formazione sulla carta più debole di quella a stelle e strisce.

Successivamente, in preparazione alla Gold Cup, gli americani avevano affrontato in amichevole Turchia e Svizzera, ricavandone altre due sconfitte, una delle quali (contro i rossocrociati) con un roboante 4-0.

Si è così giunti al torneo valido per l’assegnazione del titolo nordamericano. Il roster con cui gli Stati Uniti si sono presentati era privo di giocatori importanti, primo su tutti Christian Pulisic. L’assenza del milanista però è stata al centro di una controversia in quanto il calciatore, parlando ad un podcast della CBS, ha dichiarato che si era reso disponibile per giocare le due amichevoli contro turchi e svizzeri, chiedendo però al proprio commissario tecnico di essere esentato dalla Gold Cup per recuperare dopo una stagione lunga e massacrante.

Una richiesta respinta con sdegno da Pochettino che, a quel punto, ha preferito non chiamare Pulisic nemmeno per le due sfide che hanno preceduto l’inizio della Gold Cup. Tutta questa situazione ha prodotto una vasta eco negli USA e si è ripercossa anche sul clima con cui la Nazionale si è poi avvicinata all’evento della CONCACAF.

All’assenza di Pulisic si sono poi aggiunte quelle di Yunus Musah, Folarin Balogun e Antonee Robinson per infortuni o motivi personali e quelle di Weston McKennie, Tim Weah e Gio Reyna perché impegnati nella Coppa del Mondo per club.

Con una rosa imbottita di seconde linee o giù di lì, gli Stati Uniti hanno palesato delle difficoltà, acuite da alcune decisioni prese dal tecnico, in particolare quella di affidarsi soprattutto a elementi che giocano nella MLS o in campionati europei minori. Per rendere un’idea di questo approccio basta ricordare come soltanto tre calciatori che militavano all’epoca nella MLS siano partiti titolari alla Coppa del Mondo del 2022 e addirittura nessuno nella Copa América 2024.

La Gold Cup ha confermato che il livello dei calciatori che militano nel campionato statunitense non è ancora tale da poter costruire su di loro una squadra in grado di competere l’anno prossimi nei Mondiali che si disputeranno su suolo nordamericano. Qualche elemento (come il portiere Matt Freese dei NYCFC o il centrocampista Diego Luna del Real Salt Lake) ha sicuramente mostrato le qualità per potersi giocare la convocazione alla Coppa del Mondo ma, in generale, la prossima estate Pochettino dovrà ricorrere ai soliti Pulisic, Sergiño Dest, Robinson, McKennie, Tanner Tessmann e compagnia per mettere su una rosa competitiva. E questo al di là delle ovvie dichiarazioni del tecnico a difesa del gruppo presente alla Gold Cup.

Il tutto perché è proprio questo ciò Pochettino è chiamato a fare fra un anno: creare un gruppo in grado di andare il più avanti possibile in un torneo che, oltre a giocarsi prevalentemente negli Stati Uniti, sarà particolarmente attenzionato da una stampa e da tifosi sempre più esigenti. Senza dimenticare l’ingombrante figura del presidente Donald Trump che, da parte sua, potrebbe mettere ulteriore pressione sul tecnico per ottenere un buon risultato.

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