Foto: IMAGO / ABACAPRESS
Un’azione che rimarrà nella storia della Champions League. Un Hail Mary pass che si è tramutato nella giocata dell’anno. Stiamo ovviamente parlando della manovra offensiva che, in pieno recupero, ha consentito all’Inter di trovare un insperato pareggio dell’ultimo secondo contro il Barcellona nella semifinale di ritorno. Una rete che ha aperto ai nerazzurri prima le porte dei supplementari e, poi, quelle della finalissima in programma il prossimo 31 maggio a Monaco di Baviera contro il Psg.
I meriti di questo gol però vanno oltre il mero fatto calcistico, avendo contribuito ad accendere in tutta Europa i riflettori sul marcatore di turno, quel Francesco Acerbi la cui vita sembra un romanzo (e chissà che un giorno qualcuno non lo scriva).
Ma il difensore centrale dell’Inter, pur essendone il protagonista, non è l’unico attore in quella recita finale che è stata l’azione che ha chiuso i novanta minuti regolamentari di San Siro. Un’azione racchiusa in circa quarantadue secondi. Tanti infatti ne sono più o meno trascorsi dal palo colpito da Lamine Yamal (che avrebbe portato il punteggio sul 2-4 per i blaugrana) al gol di Acerbi.
La manovra nasce nella metà campo interista dove il numero 19 del Barcellona riceve palla dal compagno di squadra Fermín López in fase di contropiede lungo a seguito di una rimessa laterale che aveva visto l’Inter portare in avanti molti uomini (fra i quali proprio Acerbi). Dopo un veloce scambio con Pedri, Yamal supera il diretto avversario e arma una conclusione che riesce a superare il fin lì quasi insuperabile Yann Sommer. La palla calciata dal talentino culé però si schianta sul montante a lato del portiere svizzero.
Il Barça riesce comunque a prolungare il possesso perché, sulla respinta del palo, Matteo Darmian non riesce a controllare bene, finendo per mandare la palla in fallo laterale. I catalani però non sanno approfittare della situazione e perdono la palla pochi secondi dopo Per soffocare il possibile contropiede interista Robert Lewandowski cerca di interrompere l’azione commettendo fallo su Alessandro Bastoni. L’arbitro però concede il vantaggio essendo la palla ancora nella disponibilità dei padroni di casa.
A quel punto la sfera torna a Sommer che può così tentare l’ultimo, disperato attacco. Sulla palla lunga del portiere dell’Inter vanno Marcus Thuram e Pau Cubarsí, con i compagni di difesa dello spagnolo pronti sia a coprire la profondità che, eventualmente, a catturare il rimbalzo.

Il più veloce ad arrivare sulla seconda palla è però proprio Thuram, che serve velocemente Dunzel Dumfries a destra. La sfera è intercettata da Gerard Martín che la perde in un successivo contrasto con il laterale olandese.
A quel punto si produce il passaggio nel mezzo verso Acerbi, nel frattempo rimasto in avanti come attaccante aggiunto proprio nella speranza di poter capitalizzare una palla lunga proveniente dalle retrovie nell’assalto finale.
Sul giocatore dell’Inter si trova in marcatura Ronald Araújo. Entrato nell’ultimo quarto d’ora in sostituzione di Iñigo Martínez il centrale uruguaiano è stato crocifisso dalla stampa spagnola, che lo ha indicato come principale responsabile sia di questo gol che di quello che poi ha portato nei supplementari l’Inter sul definitivo 4-3.
In realtà, in occasione del gol del pareggio di Acerbi l’ex difensore del Rentistas effettua una buona marcatura sul difensore interista, concedendogli solo il destro, vale a dire il piede debole per il giocatore nerazzurro.
Il problema (per il Barcellona) è che Acerbi riesce a trasformare una occasione valutata 0.11 xG (secondo il modello SofaScore) in una da 0.69 in termini di expected goals on target (xGOT). Inoltre, la reazione di Wojciech Szczęsny sulla conclusione dell’italiano non è prontissima.
E così, se per un punto Martin perse la cappa, per una manciata di secondi (anche se non solo per quelli) il Barcellona ha perso una finale. E questo grazie anche all’unico pallone (su 46 totali) toccato da Acerbi nell’area avversaria (dati Fbref).

Non male per un giocatore che non aveva segnato nemmeno un gol nelle precedenti sessantacinque partite giocate nelle coppe europee.

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