Un mesetto fa ci chiedevamo se il Manchester City, dopo un inverno terribile, fosse tornato. A questo punto possiamo dire di sì. La vittoria contro il Nottingham Forest nella semifinale di FA Cup e la striscia di risultati positivi in Premier (comprensiva del successo sul Wolverhampton nell’ultimo turno) hanno infatti messo i Citizens nella condizione di poter vincere comunque un trofeo e di poter ambire almeno al quinto posto in campionato.
Per centrare questi risultati Pep Guardiola è tornato alle basi. Contro il Forest infatti il tecnico catalano ha disposto la sua squadra in una sorta di 4-2-2-2 (sistema già visto in precedenza all’ Etihad) con Bernardo Silva e Mateo Kovačić in mediana e con Rico Lewis e Jack Grealish più avanti, a supporto di Omar Marmoush e Savinho.
La struttura offensiva del City ha mandato in confusione Nuno Espírito Santo, consentendo così al Manchester di guadagnare la terza finale consecutiva di FA Cup. A questo si aggiunga il ritorno di…veri uomini di fascia come terzini in Nico O’Reilly e Matheus Nunes. Sia il talento inglese che il brasiliano naturalizzato portoghese garantiscono a Guardiola di poter prendere l’ampiezza in zone diverse di campo (il che non significa che non vengano a giocare in mezzo al campo, come visto ad esempio nella gara contro l’Everton). Inoltre tale disposizione lascia spazi ai quattro riferimenti offensivi per venire a giocare dentro., con i già citati Marmoush e Savinho come attaccanti aperti.

A questo si aggiunga quanto riportato da The Athletic, vale a dire come il City, quando Guardiola ha allineato la difesa con Nunes, Rúben Dias, Gvardiol e O’Reilly, abbia concesso solo tre gol (su cinque partite disputate con tale allineamento).
Prima della partita proprio l’ex allenatore del Barcellona aveva detto che «ora siamo stabili nella linea difensiva a quattro. Abbiamo velocità con Joško [Gvardiol], con Mateus [Nunes] e Nico, perché sono molto rapidi, e l’intelligenza e la leadership straordinaria di Rúben [Dias]».
Questo tipo di approccio permetteva al City di poter attaccare l’ultima linea anche con giocatori provenienti da dietro (Grealish) così come di poter lasciare senza punti di riferimento i difensori avversari. È questo ad esempio quanto è accaduto nell’azione che ha portato Lewis a ricevere palla dentro l’area del Nottingham nell’azione del primo gol del City.
Soprattutto, col 4-2-2-2 come base il City ha maggiori possibilità di sovraccaricare i corridoi centrali del campo, con il risultato di aumentare il controllo della squadra sulla partita.
L’età media dei vari Marmoush, O’Reilly, Rico Lewis e Vitor Reis, Abdukodir Khusanov e Nico González si inserisce in un processo di ringiovanimento della squadra, ma potrebbe anche essere funzionale ad una ulteriore evoluzione nel gioco di Guardiola. Non a caso uno dei temi di questa stagione è stato quello relativo alle difficoltà incontrate a grandi livelli da modelli posizionali troppo rigidi. Di questo ebbe a parlare anche Guardiola tempo fa quando dichiarò che ‹‹oggi il calcio moderno non è posizionale. Devi seguire il ritmo››.
La risposta di Pep contro il Forest è però è stata convenzionale e coerente al suo modo di vedere il calcio. Senza l’infortunato Erling Haaland a guidare l’attacco infatti il tecnico catalano ha come detto ripiegato su un sistema atipico senza terminali offensivi ben definiti e con un possesso continuo. Insomma, Guardiola è tornato a battere con successo la strada vecchia.
Ieri, contro il Wolverhampton (1-0), il centravanti norvegese era ancora out e Guardiola ha insistito con questo approccio col doppio falso nueve. Per affrontare i Wanderers il catalano ha quindi scelto di fissare l’ampiezza a sinistra con Jérémy Doku e a destra con Marmoush, con İlkay Gündoğan e Kevin De Bruyne davanti. Ancora 4-2-2-2 quindi anche se, rispetto alla sfida di Wembley con il Forest, questa partita vedeva il City impiegare appunto due finti centravanti e due ali aperte, delle quali una pura come Doku. Una soluzione che Guardiola non utilizzava da un mese a questa parte.

Di conseguenza, il terzino di parte (O’Reilly) effettuava più sovrapposizioni interne che esterne e l’ampiezza non veniva offerta dalle avanzate dei laterali bassi, come invece accaduto di recente contro Everton e Aston Villa. Nella gara con i Wolves l’azione del gol vittoria di De Bruyne nasce proprio da un’iniziativa personale di Doku, che serve poi l’assist vincente al suo compagno di nazionale.
È lecito quindi immaginarsi che il rientro di Haaland nell’undici titolare porti sì a qualche variante sul tema, ma non allo stravolgimento di questo nuovo assetto. Probabile dunque che il norvegese venga affiancato da Marmoush, De Bruyne, Savinho o Gündoğan, magari utilizzati più da numero 11 che da numero 10, con due esterni (Grealish, Doku, Phil Foden, James McAtee) pronti a venire a giocare sotto.
Infine una considerazione. Forte anche del meritato credito acquisito negli anni (senza quindi dover far fronte a contestazioni di sorta) Guardiola ha saputo lavorare bene sotto traccia, trovando ancora una volta in carriera un modo di adattare il suo calcio ai giocatori a disposizione, ma sempre senza derogare a determinati principi di gioco.

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