I sogni muoiono all’alba

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Anche pochi minuti possono avere un peso enorme nella storia. Durante la Guerra di Crimea, la famosa carica della Brigata Leggera durò meno di 15 minuti. Neil Armstrong impiegò circa 15 minuti tra l’apertura del portellone e la discesa completa sulla superficie lunare. Più prosaicamente, quindici minuti sono il tempo che è stato necessario al Manchester United per mettere in pericolo (e forse spegnere definitivamente) il sogno dell’Athletic Bilbao di accedere alla finale di Europa League.

Finale che, fra l’altro, si svolgerà proprio al San Mamés. E nella Catedral il Manchester ha compiuto il misfatto (almeno dal punto di vista dell’Athletic) mandano in frantumi il sogno di un popolo bilbaino che già si vedeva protagonista nell’atto conclusivo della competizione, se non addirittura con la coppa già in mano.

Eppure la squadra di Ernesto Valverde aveva cominciato la serata più che bene, impensierendo la retroguardia inglese. Dopo i primi venti minuti di partita infatti il tabellino registrava cinque tiri per i padroni di casa, a fronte degli zero degli ospiti. Il tanto vituperato André Onana era già dovuto intervenire su una conclusione del basco Álex Berenguer che, successivamente, si era visto ribattere un altro tiro da Victor Lindelöf.

La rete annullata per fuorigioco a Alejandro Garnacho dopo cinque minuti non aveva interrotto la spinta dell’onda biancorossa. Anzi, l’azione in questione pareva essere soltanto un evento episodico che non si sarebbe ripetuto di lì a breve. E invece, dopo aver retto alla pressione basca, lo United ha tirato fuori la testa, nel vero senso della parola. Toccava infatti a Casemiro insaccare una spizzata di Ugarte dopo un cross di Harry Maguire.

Ancora una volta quindi il difensore inglese toglieva le castagne dal fuoco alla sua squadra agendo da attaccante aggiunto, così come era successo in occasione della rocambolesca sfida dei quarti che aveva visto lo United opposto ai francesi del Lione. Stavolta non da centravanti adattato ma da ala, posizione nella quale riusciva a superare Mikel Jauregizar prima di mettere dentro il cross poi gestito bene dai compagni.

Passavano appena cinque giri di lancette che il danese Rasmus Højlund andava procurandosi un calcio di rigore. In questa circostanza l’arbitro decideva anche di espellere Dani Vivian, reo del fallo. Dal dischetto Buno Fernandes realizzava con la consueta freddezza.

Nemmeno il tempo di riorganizzarsi (Valverde rispondeva all’inferiorità numerica mandando in campo Andoni Gorosabel e Aitor Paredes per Óscar De Marcos e Berenguer) che il Manchester trovava la terza rete, ancora con Fernandes. Il dramma del Bilbao si consumava grazie al tiro del portoghese, servito da Ugarte (ancora una volta assist man di serata) e concluso dal centrocampista con un pallonetto d’alta scuola che superava il portiere basco Julen Agirrezabala proteso in uscita.

Un colpo da maestro che conferma ancora una volta (semmai ce ne fosse stato bisogno) come il numero 8 dello United continui ad essere il leader tecnico di questa squadra.

Il San Mamés mostrava la propria frustrazione nei confronti dell’arbitraggio (colpevole, a dire dei baschi, di non aver espulso anche Maguire per un intervento su Maroan Sannadi a inizio secondo tempo) con la tradizionale pañolada, lo sventolio di fazzoletti bianchi che il pubblico spagnolo è solito fare per protestare. Tutto ciò però non cambiava l’inerzia di una gara ormai segnata.

Anzi, passato in totale controllo della sfida, era lo United a sfiorare a più riprese la quarta segnatura. Per l’Athletic non resta che aspettare il ritorno all’Old Trafford, nella speranza di compiere un’impresa che avrebbe dell’epico, dato che la sfida d’andata non ha fatto percepire nessun tremito nella forza.

Forse, col senno di poi, Valverde avrebbe potuto cambiare qualcosa nell’assetto inziale, forse mandando in campo Unai Simón, portiere della nazionale spagnola a Euro 2024, lasciato in panchina per far giocare il titolare di coppa Agirrezabala. Il tecnico spagnolo è però rimasto fedele a se stesso (anche giustamente) confermando il numero 13 in mezzo ai pali.

Difficile però ritenere che questa decisione abbia influito sul risultato finale. Molto più pesanti sono state l’assenza per infortunio di Oihan Sancet (cannoniere stagionale dell’Athletic con 17 gol, tutte le competizioni comprese) e, ovviamente, le decisioni arbitrali. Forse, in undici contro undici, il Bilbao avrebbe potuto provare a giocarsela contro una squadra che ha comunque più talento fra campo e panchina. Non bastano i fratelli Williams per colmare il gap fra le due formazioni.

‹‹Volevamo raggiungere questa finale, ma fin dall’inizio della stagione ho sempre detto che il fatto che si giochi nello stadio di casa ti dà motivazione, ma non un vantaggio››, ha ricordato Valverde nel dopo gara. Probabilmente questa possibilità ha addirittura qualche pressione ulteriore.

Detto che c’è ancora da giocare il ritorno e che con lo United non si sa mai, è indubbio come il risultato dei primi novanta minuti di gioco dia un grosso vantaggio al Manchester. Questa disastrata stagione potrebbe venir rivalutata (almeno parzialmente) da una eventuale vittoria in Europa League? Difficile dirlo. Di certo non ne risolverebbe i problemi, come detto in settimana dallo stesso Rúben Amorim.

Tuttavia, anche in stagioni negative possono capitare serate che, almeno per un momento, ti fanno dimenticare i guai. Tornare a Bilbao il prossimo 21 maggio e alzare al cielo il trofeo sarebbe una di quelle.

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