Foto: IMAGO / NurPhoto
Jules Koundé è dunque stato l’eroe inatteso e improbabile del terzo Clásico della stagione, quello che ha assegnato la Copa del Rey al Barcellona nella notte sivigliana. Ora, in attesa dell’ultimo scontro in programma nella Liga, il dato dei confronti diretti fra blaugrana e merengues vede la squadra di Hansi Flick in netto vantaggio, con tre vittorie su tre.
L’espulsione rimediata nel finale di partita da Antonio Rüdiger (sostituito e in panchina in quel momento) per aver ‹‹lanciato un oggetto›› verso l’arbitro Ricardo de Burgos Bengoetxea rende bene l’idea del momento e della frustrazione madridista.
La sfida de La Cartuja è iniziata con un dominio netto da parte di un Barça che piantava le tende fin da subito nella metà campo avversaria, facendo correre a vuoto il Real. Pur dovendo a che fare con le assenze di Robert Lewandowski e del terzino sinistro titolare Alejandro Balde i catalani riuscivano lo stesso ad avere la meglio su un blocco difensivo che Carlo Ancelotti predisponeva con Jude Bellingham orientato su Pedri e con le classiche due linee di quattro fra centrocampo e difesa.
Il lato fragile della difesa madrilena era quello destro, dove Rodrygo e Lucas Vázquez facevano fatica a contenere Gerard Martín e Raphinha. Malgrado un netto vantaggio territoriale e in termini di possesso (63 % all’intervallo) i blaugrana non riuscivano a creare molte opportunità negli ultimi trenta metri di campo. Tant’è che la rete del vantaggio, realizzata da Pedri, era figlia di una transizione rapida gestita dal centrocampista in collaborazione con Lamine Yamal.
Davanti alle lunghe fasi di possesso del Barcellona la difesa alquanto passiva del Rea Madrid ha potuto ben poco. Privo di Kylian Mbappé (che ha iniziato la gara in panchina a causa di problemi fisici), Ancelotti aveva predisposto il classico piano gara utilizzato quest’anno per affrontare i blaugrana, vale a dire uno imperniato sulla copertura degli spazi in attesa di qualche ripartenza che cogliesse impreparata la linea alta avversaria.
Con Bellingham come detto impegnato a francobollare Pedri e con un Rodrygo avulso dal contesto, Vinícius Júnior, centravanti di serata, finiva per restare isolato in avanti. Il primo tempo quindi scivolava sotto la completa padronanza del Barcellona e con la sensazione che i catalani non fossero stati in grado di capitalizzare il dominio avuto. A riprova del totale controllo sulla gara da parte barcellonista bastino citare due dati forniti da L’Équipe e relativi al primo tempo del Real Madrid: i blancos andavano all’intervallo dopo aver registrato appena 0.06 expected goals (xG) e dopo aver toccato soltanto tre palloni nell’area culé.
A cambiare l’inerzia della gara ci pensava Ancelotti dalla panchina grazie a cambi azzeccati. Al di là dell’ingresso immediato a inizio secondo tempo di Mbappé (che segnerà su punizione la rete del momentaneo 1-1) le sostituzioni impattanti sono state quelle che hanno visto il tecnico italiano inserire Arda Güler e Luka Modrić.
L’ingresso del turco e del croato infatti ridavano vita alla manovra offensiva madrilena, mentre Mbappé andava a dare un aiuto a Vinícius Jr. sulla prima linea d’attacco. Contestualmente Federico Valverde retrocedeva nella posizione di terzino destro (dando maggiore solidità al reparto arretrato rispetto a quella offerta fino a quel momento da Vázquez) mentre Modrić liberava in avanti Bellingham.
Anche se questo nuovo assetto offensivo concedesse al Barcellona la possibilità di ripartire in campo aperto, era proprio il Real ad essere pericoloso e a collezionare tutta una serie di calci piazzati. Da uno di questo sortiva fuori il già citato gol del pareggio di Mbappé mentre da un calcio d’angolo, calciato da Güler, scaturiva la rete del vantaggio dei blancos, firmato da Aurélien Tchouaméni.
Fortunatamente per gli uomini di Flick, un errore di Rüdiger e Thibaut Courtois consentiva al Barça di pareggiare con Ferran Torres, il vice Lewandowski. Arrivato con questa rete ad un computo totale di 18 in 42 partite giocate, il nazionale spagnolo ha quindi confermato di essere qualcosa in più di una alternativa d’emergenza per il polacco.
Già decisivo nella semifinale di ritorno contro l’Atlético Madrid, Torres chiude la sua Copa del Rey con 6 reti in cinque partite disputate. Giocando da falso nueve l’ex Manchester City sembra in grado di ripagare le attese del Barcellona, che tre anni fa non esitò a versare €55 milioni nelle casse del Manchester per acquistarne il cartellino.
Grazie a questa rete si giungeva dunque ai supplementari, dove risultava decisiva la segnatura di Koundé, il giocatore più utilizzato al mondo nel 2024.
Con la Liga a portata di mano, il Barcellona può ancora sognare il Triplete, anche se per centrarlo dci sarà da superare l’Inter nell’imminente doppio confronto valevole per le semifinali di Champions.
Per quanto riguarda il Real, questa sconfitta allontana ancor di più Ancelotti dalla Casa Blanca. La sua seconda esperienza come allenatore al Santiago Bernabéu volge al termine. E questo indipendentemente da come finirà il campionato (i blancos hanno attualmente quattro punti di ritardo dai loro arcirivali a cinque partite dal termine) e nonostante dichiarazioni post partita dello stesso allenatore: ‹‹se continuerò è una questione delle prossime settimane, non di oggi››.
Per l’ex tecnico del Milan pare comunque che sia già pronta una nuova avventura di grande fascino, quella che dovrebbe portarlo sulla panchina del Brasile che l’anno prossimo, ai Mondiali nordamericani, andrà in cerca del sesto titolo.

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