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Una partita folle quella che ha determinato la squadra campione del Sudamerica, nonché la trentaduesima e ultima compagine qualificata per la prossima FIFA Club World Cup. Questa è stata la sfida che ha visto in campo Atlético Mineiro e Botafogo, protagoniste del derby brasiliano che assegnava la copa Libertadores edizione 2024.
Alla fine a uscire vittorioso è stato O Glorioso. La squadra di Rjo de Janeiro che un tempo fu quella di Jairzinho, Mário Zagallo e Garrincha, è stata guidata da Luiz Henrique, ventitreenne attaccante brasiliano che, in campo, ci va indossando la maglia numero 7 vestita proprio da Mané e da Túlio Maravilha, ex artilheiro (cannoniere) di un Botafogo guidato alla conquista del Brasileirão del 1995.
Niente male per il Botafogo, club di proprietà del tycoon americano John Textor (del cui network di società fanno parte anche Olympique Lione e Crystal Palace), soprattutto considerato il fato che la squadra si è trovata a giocare in dieci uomini dal…primo minuto di gioco, a causa dell’espulsione rimediata dal centrocampista Gregore.
Nonostante la superiorità numerica, l’Atlético Mineiro non è riuscito a produrre granché nel primo tempo, limitandosi a qualche iniziativa personale del sempiterno Hulk. Troppo poco per impensierire un Botafogo che il tecnico portoghese Artur Jorge è riuscito a riorganizzare velocemente senza nemmeno dover ricorrere ad una sostituzione.
L’ex allenatore dello Sporting Braga ha invece deciso di riallineare i suoi mandando il centrocampista Marlon Freitas ad aiutare i difensori, mantenendo così una superiorità numerica contro gli attaccanti avversari.

Il Botafogo era dunque ben contento di lasciare il possesso (quasi l’80% in favore della squadra dello Stato di Minas Gerais) all’Atlético, con quest’ultimo che si limitava a muovere lentamente la palla all’interno della propria statica struttura posizionale e a buttare nel mezzo palle laterali (27 in totale) facilmente gestite dalla difesa di Artur Jorge.
Anzi, nel giro di dieci minuti era incredibilmente proprio il Botafogo a segnare due reti. La prima grazie ad un rimpallo favorevole a Luiz Henrique, la seconda invece grazie ad un rigore procurato sempre dal numero 7 e realizzato da Alex Telles.
Così, per cambiare l’inerzia di una gara che si stava mettendo malissimo per i suoi, all’intervallo Gabriel Milito operava tre sostituzioni, mandando in campo il centrocampista Bernard, il difensore Mariano e l’attaccante Eduardo Vargas (andato ad affiancare Deyverson in avanti).
Proprio il giocatore cileno riusciva ad accorciare le distanze su colpo di testa conseguente ad un calcio d’angolo battuto da Hulk. Da quel momento in poi la partita si trasformava in una esercitazione di attacco contro difesa, con l’Atlético-MG proteso in avanti alla ricerca del pareggio.
Purtroppo per loro, i ragazzi di Milito si limitavano ancora ad uno sterile giro palla, affidandosi a Hulk nella speranza che l’ex giocatore del Porto fosse in grado di risolvere la situazione con una giocata individuale.
L’unico in grado di assistere Hulk era Mariano. Il trentottenne ex Bordeaux, Siviglia e Galatasaray riusciva infatti ad armare Vargas e Alan Kardec, ma i due sprecavano davanti a John, portiere del Botafogo.
Alla fine, nell’ultima giocata dell’incontro (al novantasettesimo minuto) era invece proprio la squadra di Artur Jorge a trovare il terzo gol grazie a Júnior Santos. Con questa rete l’attaccante brasiliano arriva a quota 10 gol segnati in undici partite disputate quest’anno in Libertadores.
Per il Botafogo è quindi il momento di festeggiare. Ma non troppo. O Glorioso infatti è in corsa anche per la vittoria nel campionato brasiliano, che conduce con tre punti di vantaggio sul Palmeiras a due giornate dalla conclusione.
Qualora i ragazzi di Artur Jorge riuscissero a conquistare anche Brasileirão (per quello che sarebbe il terzo titolo di campione nazionale nella storia del club di Rjo de Janeiro, il primo dopo quello già menzionato del 1995), il Botafogo diventerebbe la terza formazione brasiliana a vincere campionato e copa Libertadores nello stesso anno, raggiungendo così il Santos di Pelé (che riuscì nell’impresa nel 1962 e nel 1963) e il Flamengo (2019).
E poi? Poi si vedrà. Luiz Henrique, eletto MVP della finale, ha una clausola nel contratto che gli permetterebbe di raggiungere uno dei club europei di Texto nel mercato di gennaio. Anche Thiago Almada, ex Atlanta United nella MLS arrivato in Brasile durante l’anno, ha la possibilità di andarsene (al Lione) durante la prossima finestra di mercato. Il difensore Adryelson ha già deciso che lascerà il club a dicembre, alla scadenza del prestito dal Lione.
Vedremo cosa succederà. La vera domanda è se il modello del Botafogo sia sostenibile sul medio periodo. Anche perché, per far diventare il Fogão una società vincente Textor, ha investito molto denaro. E, ad oggi, il magnate statunitense deve rientrare di almeno €100 milioni per evitare che, in Francia, il suo Lione venga retrocesso a giugno in Ligue 2 per motivi finanziari.

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