Lo sceriffo di Nottingham

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Foto: IMAGO / NurPhoto

Nella stagione in corso soltanto Erling Haaland ha segnato più gol in Premier di Chris Wood. La doppietta con cui l’attaccante del Nottingham ha permesso ai suoi di avere la meglio sul Leicester dell’ex Steve Cooper ha infatti consentito all’attaccante neozelandese di raggiungere quota 7 reti.

Con un bottino totale di 22 reti messe a segno per il Forest, Wood si avvia a diventare l’attaccante più prolifico nella storia del club in Premier, essendo ormai vicino al record di 24 stabilito dall’ex foggiano Bryan Roy ed avendo raggiunto in seconda posizione una leggenda come Stan Collymore.

Non male per un giocatore arrivato nelle Midlands con molto scetticismo, sia per via di un’età avanzata (trentatré anni il prossimo 7 dicembre), sia per i £15 milioni pagati dal Nottingham al Newcastle per assicurarsi la totalità del cartellino del giocatore.

Alla riprova dei fatti invece l’impatto di Wood è stato importante se è vero com’è vero che, in base ai dati riportati da The Athletic, il neozelandese ha finora meso a segno il 64% delle reti complessive realizzate dal Forest. Il tutto fuori dagli appena 19 tiri registrati dall’attaccante. Una percentuale elevatissima di conversione in gol dunque.

È innegabile come, dietro al successo di Wood, ci sia il lavoro di una squadra rivitalizzata da quando, nello scorso dicembre, sulla panchina del Forest si è seduto Nuno Espírito Santo. Reduce dalla non felice esperienza col Tottenham, il cinquantenne portoghese si è rilanciato in Inghilterra alla guida del Nottingham, proponendo un modello di calcio funzionale alle forze a disposizione.

Tale modello si basa su di un approccio verticale e diretto, volto a raggiungere presto le zone in ampiezza per poi mettere in mezzo all’area palloni funzionali alle caratteristiche di Wood. Per questo motivo Nuno in estate ha voluto gli arrivi del paraguaiano Ramón Sosa e del portoghese Jota Silva, allo scopo proprio di garantire alla squadra due opzioni ulteriori sulle fasce.

Questi acquisti rientravano nella logica di una campagna di rafforzamento estiva che ha visto sbarcare a Nottingham anche i difensori Elliot Anderson, Nikola Milenković (ex Fiorentina) e David Carmo e il centrocampista James Ward-Prowse. Tutti elementi che si andavano ad aggiungere ad un mosaico che già comprendeva i nazionali inglesi Morgan Gibbs-White e Callum Hudson-Odoi e l’ex Bologna Nicolás Domínguez.

L’obiettivo era quello di costruire una squadra in grado di garantirsi una permanenza nella massima divisione inglese più tranquilla rispetto a quella di un anno fa, quando il Forest si è salvato per il rotto della cuffia precedendo di sole 6 lunghezze nella classifica finale il Luton Town, la prima delle tre retrocesse in Championship.

Ancorati ad una linea difensiva composta da Ola Aina, Milenković, Murillo e Álex Moreno, la squadra di proprietà del vulcanico magnate greco Evangelos Marinakis predilige difendersi compatta, soprattutto centralmente, rinunciando al possesso per prepararsi poi a conquistare palla e imbastire rapidi contropiede.

Un sistema che sta funzionando, in particolar modo da un punto di vista difensivo dato che il Forest ad oggi vanta la seconda miglior difesa del campionato con 7 reti incassate (solo il Liverpool ha fatto meglio).  Non male per una squadra che l’anno passato è stata invece la quinta retroguardia più battuta in Premier (con 67 reti subite). Davanti poi, come detto, a risolvere le situazioni ci pensa Wood.

A impressionare fin qui è stato soprattutto il rendimento in trasferta. Lontano dal City Ground i Rossi sono imbattuti e hanno collezionato tre vittorie, compresa quella di metà settembre sul campo del Liverpool. Un successo esplicativo del modo di giocare del Forest, con la squadra di Nuno ben felice di lasciare il possesso a quella di Arne Slot (appena il 33% il dato registrato dagli ospiti) con una linea mediana riempita di centrocampisti centrali (Ward-Prowse, Domínguez, Ryan Yates, Elliott Anderson e Gibbs-White schierati tutti insieme) e grande cinismo nello sfruttare le occasioni avute.

Per il Forest la speranza è che la stagione continui com’è iniziata e che Wood, il suo attaccante di riferimento, riesca a mantenere questi indici di forma, aiutando la formazione di Nottingham a raggiungere quanto prima l’agognata quota salvezza.

Da parte sua il neozelandese spera di poter diventare decisivo anche per la sua nazionale. Per la prima volta nel 2026 le squadre oceaniche avranno un posto garantito ai Mondiali, più un eventuale secondo slot attraverso un playoff intercontinentale.  Una grossa occasione per l’attaccante del Forest, che spera di poter diventare un calciatore importante per il suo Paese, magari arrivando ai livelli di Wynton Rufer, ex icona del Werder Brema e miglior calciatore nella storia della Nuova Zelanda.

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