Della storia (di vita e non solo sportiva) di Hakan Şükür si è occupato per ultimo The Athletic in un recente articolo.
In questa sede mi piace ricordare invece la breve esperienza avuta dal centravanti turco durante il suo primo approdo in Italia. Sì perché, se alcuni si ricorderanno di Şükür per il tempo trascorso con le maglie di Inter e Parma (fra il 2000 e il 2002) pochi saranno invece in grado di riportare alla mente il fatto che, nel lontano 1995, l’attaccante ha vestito la maglia del Torino.
Un’avventura durata poco (appena cinque gare di campionato) ma comunque interessante dato che parliamo pur sempre di quello che si può considerare come il calciatore turco più forte di tutti i tempi (non se ne abbiano a male i vari Metin Oktay, Fatih Terim, Tugay Kerimoğlu e Bülent Korkmaz).
Il Toro che si presenta ai nastri di partenza della stagione 1995-96 è reduce da un’annata difficile, conclusa all’undicesimo posto con ben tre allenatori avvicendati in panchina, l’ultimo dei quali è Nedo Sonetti.
Proprio il tecnico di Piombino viene confermato alla guida della squadra per il campionato seguente. Spetta dunque a Sonetti accogliere Şükür quando quest’ultimo viene annunciato dal club granata, dopo una difficile trattativa con il Galatasaray.
Famoso in Patria come Roberto Baggio in Italia Şükür, soprannominato il toro di Istanbul, viene considerato dall’allora presidente Gianmarco Calleri come il fiore all’occhiello di una campagna acquisti che ha portato a Torino anche Roberto Bacci, Mauro Milanese e Francesco Cozza.
Le aspettative nei confronti di Şükür sono alte, data la fama del giocatore e le qualità da attaccante di razza messe in evidenza in Turchia. Sonetti in realtà, da tecnico navigato, non si sbilancia più di tanto, avendo potuto osservare il ragazzo soltanto tramite videocassetta.
In avanti poi ci sono già Ruggero Rizzitelli e Abedi Pelé. Şükür quindi viene ingaggiato per sostituire Andrea Silenzi, ceduto agli inglesi del Nottingham Forest.
In verità, Şükür non è molto convinto di lasciare la Turchia, legato com’è alla famiglia e al suo Paese. Alla fine però si fa convincere, anche se l’offerta economica del Torio (si parla di 450 milioni di lire a stagione) non è poi troppo allettante per un giocatore cercato anche dal Psg dell’epoca, alle prese con la sostituzione di George Weah (passato al Milan).
La fumata bianca avviene a mezzogiorno del giorno di inizio giugno, per un prezzo compreso fra i 4 e i 5 miliardi di lire. Il padre del giocatore (Şükür è di famiglia benestante) dice suo figlio «è felice di giocare nel Torino». Si rivelerà un’impressione sbagliata. I compagni di squadra cercano di mettere il ragazzo a proprio agio, ma il carattere introverso di Şükür non lo aiuta a integrarsi completamente in una realtà profondamente diversa da quella che ha lasciato sul Bosforo.
C‘è poi da tenere in considerazione l’ambientamento tecnico in un calcio come quello della Serie A, allora ancora il campionato più bello e difficile del mondo. Şükür fa parte della nuova batteria di stranieri giunti da oltre le Alpi e che comprende, oltre al già citato Weah, anche Paul Ince e Hristo Stoičkov, insieme ad altri elementi arrivati in sordina ma che si riveleranno d’impatto nel nostro torneo (come Kennet Andersson e Marcelo Otero).
Şükür riceve anche la benedizione di Can Bartu, ex di Fiorentina, Venezia e Lazio e ultimo turco a calcare i campi della Serie A. Vuoi per il fatto di essere musulmano, vuoi perché proviene da un calcio minore, Şükür continua ad essere visto come una figura che non c’entra molto con il torneo italiano. Da parte sua il ragazzo continua a palesare problemi di adattamento.
Il 27 agosto arriva comunque il tempo dell’esordio in campionato. Il Toro è di scena al Franchi per affrontare la Fiorentina di Claudio Ranieri. Davanti ad una delle forze della Serie A, una squadra che può contare su Francesco Toldo, Anselmo Robbiati, Gabriel Batistuta e Manuel Rui Costa, il Torino deve arrendersi, anche se a segnare le reti che decidono l’incontro in favore dei Viola non è uno dei big dei gigliati ma bensì il giovane Giacomo Banchelli.
La prestazione di Şükür è incolore, tanto che molti hanno la sensazione che il Torino abbia giocato in dieci. E infatti Sonetti dopo settanta minuti ne ha abbastanza e decide di richiamare il turco in panchina per mandare in campo Davide Dionigi.
Arriva la sosta per le nazionali e questo permette di stemperare la situazione relativa a Şükür, con il giocatore che intanto può riabbracciare il suo ambiente venendo convocato dalla Turchia. Un modo per corroborarsi, anche se alcuni ipotizzano che Şükür possa approfittare della situazione per cercare di risolvere il contratto e non tornare più a Torino.
Non andrà così e il 10 settembre, alla ripresa, Şükür è regolarmente in campo per affrontare il Bari. In quella occasione l’ex attaccante del Galatasaray andrà anche a segno, raccogliendo di testa una palla proveniente da calcio d’angolo e infilando la porta del non incolpevole portiere barese Alberto Fontana.
Questo sarà l’unico gol messo a segno da Şükür in granata. Dopo questo lampo torna infatti il buio sulle prestazioni del turco, sempre più preda della nostalgia e di un ambiente che non ha la pazienza di attenderlo ulteriormente. Così, dopo altre tre gare la prima esperienza italiana di Şükür si conclude mestamente. Calleri infatti si decide a rispedirlo al Galatasaray durante la sessione novembrina del mercato.
A casa sua Şükür tornerà il van Basten del Bosforo, contribuendo nel 2000 alla storica vittoria della coppa UEFA da parte de club di Istanbul. Ma questa è materia per un altro racconto.
Un bel contributo sulla storia granata dell’attaccante turco lo potete trovare qui.

Lascia un commento