Non abbiamo capito Jesper Lindstrøm

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L’Everton ha formalizzato l’arrivo in prestito di Jesper Lindstrøm dal Napoli. L’accordo fra il club inglese e quello partenopeo prevede un’opzione di acquisto per €22.5 milioni, da potersi esercitare la prossima estate.

Il danese era stato cercato dai Toffees anche un anno fa, prima che il giocatore prendesse la strada di Napoli grazie ai €30 milioni sborsati da Aurelio De Laurentiis all’Eintracht Francoforte.

Con i tedeschi Lindstrøm era reduce da una vittoria dell’Europa League (2022) e da una partecipazione alla Champions. Si chiude così l’esperienza italiana del ventiquattrenne nativo di Taastrup. Un’esperienza che, date le qualità del ragazzo, tutti immaginavano di successo.

E invece, così non è stato. L’ex esterno del Brøndby non è mai riuscito a imporsi, nonostante le buone qualità tecniche, di velocità e di tiro. La stagione del Napoli, chiamato a difendere il titolo conquistato un anno fa, è stata come noto disastrosa.

Tanto è vero che, sulla panchina degli azzurri, si sono avvicendati ben tre allenatori. Nonostante ciò, Lindstrøm non è riuscito a mergere né con Rudi Garcia, né con Walter Mazzarri e nemmeno con Francesco Calzona.

Lo score personale del danese nella Serie A 2023-24 parla di soltanto due partite da titolare, per un totale di appena 418 minuti giocati in 22 presenze totali con nessun gol e nessun assist all’attivo. Eppure Lindstrøm era arrivato nel Golfo con le stimmate del grande prospetto, dopo aver appunto contribuito alla vittoria europea dell’Eintracht.

A frenarne l’esplosione in Italia sono stati anche fattori tattici. A Francoforte infatti Lindstrøm era impiegato prevalentemente in posizione centrale, da secondo trequartista a supporto del centravanti nel 3-4-2-1 organizzato da Oliver Glasner, tecnico che il danese ritroverà da avversario in Premier visto che l’austriaco allena il Crystal Palace.

A Napoli Lindstrøm è stato provato un po’ in tutte le posizioni d’attacco, avendo giocato sia da esterno che dietro le punte e anche da quinto di centrocampo. In nessuno di questi ruoli il danese ha brillato.

A frenarlo, oltre alla stagione degli azzurri, c’è stato probabilmente un equivoco tattico relativo alle funzioni che Lindstrøm può svolgere in campo. Nonostante l’altezza (182cm) il danese è un giocatore leggero (62kg), abile nel dribbling e in fase di risalita del terreno di gioco.

Non stiamo parlando di un fine passatore o di un giocatore utile per mantenere il possesso, quanto invece di un elemento funzionale ad attaccare la profondità. Al netto quindi di problemi di ambientamento nella nuova realtà, in Italia Lindstrøm si è dunque trovato in un contesto disfunzionale, con una nutrita concorrenza davanti e con richieste fuori dalle sue caratteristiche tecniche, anche nella fase in cui, con Rudi Garcia, il Napoli aveva abbracciato un modello di gioco meno palleggiato e più verticale rispetto a quello dell’anno dello scudetto.

Nell’immagine prodotta con  VideoMatch Presenter di Sics  osserviamo un attacco verticale di Lindstrøm che, col suo movimento, libera il compagno al tiro.

Ora, al Goodison Park, il ragazzo andrà a confrontarsi con un livello più alto e con una maggior richiesta di intensità rispetto al campionato italiano ma, di contro, avrà il vantaggio di andare a farlo trovando un tecnico molto verticale come Sean Dyche.

Nella passata stagione infatti l’Everton è risultata la penultima squadra della Premier per tempo medio di possesso ad azione offensiva (7.21sec.) e la quartultima per media di passaggi a sequenza d’attacco (2.77).

In questo senso, Lindstrøm dovrebbe essere in grado di ritagliarsi uno spazio maggiore rispetto a quanto accadutogli in Italia e questo indipendentemente dalla posizione in cui Dyche deciderà di impiegarlo.

Per il campionato italiano invece il trasferimento di Lindstrøm in Inghilterra dà la sensazione di un’occasione persa per non aver visto la versione migliore del giocatore. L’offerta dell’Everton era troppo buona per essere rifiutata. Ma chissà cosa avrebbe fatto il danese nel sistema di Antonio Conte. Nel 3-4-2-1 del tecnico infatti Lindstrøm avrebbe forse potuto ritrovare spazio da secondo trequartista e, magari, beneficiare della capacità di Conte nel rigenerare e migliorare i giocatori.

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