Rien ne va plus

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L’Europeo della Francia si è dunque chiuso martedì sera. Nonostante il fatto di aver trovato la rete del vantaggio (la prima segnata su azione dall’inizio del torneo per i francesi) i transalpini sono stati battuti nel punteggio e superati nel gioco dalla Spagna dei vari Lamine Yamal, Nico Williams, Álvaro Morata, Dani Olmo, Fabián Ruiz…

Al di là delle modalità attraverso le quali gli spagnoli hanno avuto la meglio, il risultato segna l’ennesimo fallimento di Didier Deschamps alla guida dei Bleus

Ennesimo perché, arrivato alla guida della nazionale nel 2012, Deschamps guidava la Francia alla fase finale di un grande torneo (Europei o Mondiali) per la sesta volta. Il bilancio parla di una vittoria (nel 2018), una finale persa (contro l’Argentina nel 2022), una eliminazione ai quarti di finale (nel 2014) per quanto riguarda le partecipazioni ai Mondiali. Agli Europei invece la Francia di Deschamps ha perso una finale nel 2016 (in casa contro il Portogallo), uscendo agli ottavi nel 2021 e alle semifinali oggi, nel 2024.

Come giudicare dunque la gestione del tecnico transalpino? Ci sono certamente argomenti per definirla positiva: già una vittoria e una finale mondiale sono risultati non da poco. Tuttavia (e questo è il pensiero di molti) stiamo parlando di un tecnico che ha vinto molto meno di quanto ci si aspettasse, pur avendo avuto a disposizione la nazionale più talentuosa (per qualità e profondità delle rose presentate) degli anni Duemila.

Le critiche ricevute da Deschamps non hanno toccato la FFF (la Federazione francese) dato che, a poche ore dalla sconfitta con la Spagna, il presidente Philippe Diallo ha dichiarato che i Bleus continueranno ad essere guidati dall’ex allenatore della Juventus fino ai Mondiali nordamericani del 2026.

La questione però non riguarda soltanto i risultati in se stessi e, quindi, le incompiute di Euro 2021, Qatar 2022 e Euro 2024, ma anche il fatto che le ultime edizioni della Francia di Deschamps sono state non sufficienti sul piano del gioco. Il che significa appunto che il modello di Deschamps ha finito per anestetizzare l’enorme talento di queste squadre.

E questo vale al di là di un Mondiale vinto e di un altro perso in finale ai rigori dopo essersi presentati al via senza elementi quali Mike Maignan, Karim Benzema, N’Golo Kanté e Paul Pogba. Questo Europeo tedesco è stato la conferma di questo depotenziamento tecnico dei galletti.

Si punta il dito contro le prestazioni opache di Kylian Mbappé o Antoine Griezmann. Ma cosa poteva fare il nuovo attaccante del Real Madrid, chiamato da solo a tenere in piedi la baracca in fase offensiva e, per di più, limitato dalla rottura del naso dopo lo scontro con l’austriaco Kevin Danso? E cosa imputare a Grizou, sballottato di qua e di là per il campo dal suo allenatore?

Quest’ultimo punto è legato ad un altro fattore, quello relativo all’identità tattica della Francia. Deschamps non ha mai dotato i suoi di una struttura ben definita, oscillando fra diversi sistemi di base: dal 4-3-3 al 4-2-3-1 al 4-3-1-2 e ritorno.

Alla squadra veniva chiesto di non pressare alto, di difendere bassa per aprire il campo al contropiede. La fase offensiva, quando la Francia era chiamata a gestire il pallone, era demandata alle individualità dei giocatori più qualitativi (soprattutto alle accelerazioni di Mbappé e Theo Hernández).

Fuori forma questi ultimi (e non solo loro) e il campionato europeo francese si è risolto in una espressione di passività difensiva unita, in attacco, alla presa di tiri sbagliati, spesso a coefficiente di realizzabilità piuttosto basso. I gol realizzati nel torneo si sono quindi ridotti a quello di Kolo Muani contro la Spagna, al rigore di Mbappé con la Polonia o a degli autogol.

L’intera gestione della squadra da parte di Deschamps ha lasciato a desiderare. Perché bocciare subito Marcus Thuram come attaccante centrale? Perché insistere su una mediana poco qualitativa come quella formata da N’Golo Kanté, Aurélien Tchouaméni e Adrien Rabiot (o Eduardo Camavinga)? Perché non puntare maggiormente su Bradley Barcola o Youssouf Fofana? Perché non utilizzare nemmeno per un minuto Warren Zaïre-Emery?

Nell’immagine prodotta con  VideoMatch Presenter di Sics vediamo il gol del pareggio di Dani Olmo. Lo spagnolo con un controllo manda fuori tempo Tchouaméni, mentre Rabiot rimane a guardare.

Tutte scelte frutto dell’idea sparagnina di calcio che ha Deschamps, sempre preoccupato più di togliere qualcosa agli avversari che di mettere in campo del proprio. Il risultato è stato dunque quello di maturare un’altra, cocente delusione per la Francia.

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