Si chiuderà stasera a Le Havre, in un incontro valevole per l’ultima giornata di Ligue 1, l’esperienza di Jean-Louis Gasset sulla panchina del Marsiglia e, con essa, anche la sua carriera da allenatore.
Alla vigilia della trasferta in Normandia infatti il settantenne ex commissario tecnico della Costa d’Avorio ha annunciato la sua decisione di voler smettere di allenare. Non un addio al calcio (Gasset si è detto pronto a rivestire nuovi incarichi) ma la fine di un percorso da tecnico che lo vede impegnato dal 1985. Da quando, cioè, iniziò come vice allenatore nel Montpellier la traiettoria che, passando anche dall’essere assistente di Laurent Blanc al Psg, lo ha portato fino al Marsiglia.
Arrivato in Provenza a febbraio di quest’anno, Gasset è il quarto tecnico dell’OM in questa stagione, dopo Marcelino García Toral, il breve interim di Jacques Abardonado e Gennaro Gattuso.
Quando ha raccolto il timone della squadra marsigliese, la situazione che Gasset si è trovato davanti era alquanto complicata. L’OM infatti aveva iniziato la stagione venendo sbattuto fuori ai rigori dal playoff di Champions League ad opera del Panathinaikos. La classifica di Ligue 1 languiva, non all’altezza delle aspettative del club.
Gattuso aveva cominciato bene la sua avventura francese, salvo poi decidere di aggrovigliarsi intorno ad un sistema di gioco (4-3-3) che faticava ad essere applicato dalla squadra. Arrivato a la Commanderie (nome con cui è conosciuto il centro di allenamento del Marsiglia), Gasset ha prima di tutto tranquillizzato l’ambiente, cercando di riportare fiducia nella squadra.
Ma, accanto a questi aspetti psicologici, Gasset ha dimostrato di saper lavorare sul campo. Dopo mesi trascorsi da stampa e tifosi ad analizzare il 4-3-3 di Gattuso, ecco che il nuovo allenatore inizia optando per una difesa con il congolese Chancel Mbemba a destra, a completare una linea formata dai centrali Leonardo Balerdi, Samuel Gigot e da Quentin Merlin sulla sinistra.
A questa soluzione Gasset ne alternava altre, che andavano dal 3-5-2 più fisso al 4-3-1-2 al 4-3-3. Sempre all’interno di un contesto estremamente fluido, pronto ad adattarsi all’avversario di turno e alle esigenze della sua squadra, per lungo tempo vistasi privare di elementi importanti come Gigot, Jonathan Clauss o Valentin Rongier a causa di infortuni.
D’altronde è stato lo stesso Gasset a dichiarare quest’anno che «bisogna essere ibridi…biisogna essere in grado di pressare ma, dato che è difficile pressare per tutta la partita, bisogna essere in grado di arretrare trenta metri per giocare in contropiede». Di seguito quindi, con l’aiuto di con VideoMatch Presenter di Sics, vediamo alcune strutture presentate dal Marsiglia sotto la gestione del tecnico di Montpellier. Nel primo caso osservimao un momento della fase offensiva marsigliese nella gara di Europa League in casa dello Shakhtar Donetsk.

Di seguito invece la struttura d’attaco vista all’opera nella gara contro il Villareal, sempre in Europa.

Infine, un mmento della fase difensiva del Marsiglia contor il Psg. In quella occasione il 4-4-1-1 disposto da Gasset aveva dato fastidio al possesso parigino. In generale, il Marsiglia era uscito sconfitto (2-0) dalla trasferta nella capitale, nonostante la superiorità numerica determinata dall’espulsione di Lucas Beraldo, ma aveva prodotto molto a livello offensivo. Soltanto l’ottima serata di Gianluigi Donnarumma aveva impedito agli ospiti di raccogliere di più.

Certamente, l’eliminazione in semifinale di Europa League ad opera dell’Atalanta e la probabile mancata qualificazione ad un torneo continentale nella prossima stagione sono stati colpi duri da assorbire al Vélodrome. Tuttavia, non possono gettare ombre sul lavoro di un Gasset che si è trovato davanti ad una situazione come detto difficile e con una squadra che, al di là dei proclami estivi, ha palesato limiti a livello di organico. In questo contesto, l’’operato del tecnico va giudicato comunque positivo.
Studioso di dati, appassionato di tattica, Gasset ha quindi dimostrato di non essere soltanto un gestore, ma anche un allenatore all’avanguardia e flessibile, a riprova del fatto che, anche a settant’anni compiuti, si può essere all’avanguardia.

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