La seconda segnatura del Chelsea, realizzata da Nicolas Jackson ad un quarto d’ora dal termine (la prima delle tre reti realizzate poi nazionale senegalese) ha posto fine ad una stoica resistenza da parte del Tottenham.
In quel momento della partita, dopo le espulsioni di Cristian Romero e dell’azzurro Destiny Udogie, gli Spurs si trovavano a giocare in nove uomini, con al centro della difesa Pierre-Emile Hojberg (mediano riconvertito centrale per l’occasione) e Eric Dier (giocatore sottoutilizzato).
Se a questo aggiungiamo l’uscita per infortunio di Mickey van de Ven, il Tottenham oltre ad essere in doppia inferiorità numerica si è trovato senza tre dei quattro difensori titolari.
Eppure Ange Postecoglou è rimasto fedele al suo calcio, fatto di palleggio, aggressività e linea difensiva alta. La foto dell’azione che, al sessantottesimo minuto, porterà Marc Cucurella a tu per tu con Vicario (autore di un’altra prestazione da importante) è già diventata virale e rappresenta non solo la volontà dell’allenatore australiano di conservare i propri principi di gioco, ma anche un modo coraggioso e alternativo di fronteggiare la situazione rispetto a quanto avrebbero fatto la maggior parte degli altri tecnici, vale a dire arroccandosi in area di rigore.
Detto questo, provare la trappola del fuorigioco è sinonimo di grande intelligenza calcistica. D’altra parte l’utilizzo del fuorigioco richiede non solo coraggio ma anche perfetta esecuzione del meccanismo difensivo in questione.
L’avanzare della linea per mettere in offside gli avversari è quindi qualcosa in più del semplice spettacolo offerto dal movimento in sincro dei giocatori coinvolti. Si tratta di una vera e propria arma difensiva, un metodo per riconquistare la palla, una strategia spesso utilizzata dalle squadre più deboli per annullare gli attacchi più forti.
È questo ad esempio il caso del Belgio agli Europei del 1980 disputatisi in Italia. In quella edizione, la prima ad otto finaliste, la nazionale guidata da Guy Thys sfruttò perfettamente il fuorigioco per issarsi fino alla finale, persa poi contro la Germania Ovest.
Sei anni dopo, ai Mondiali del 1986, fu sempre il fuorigioco ad aiutare i Belgi a raggiungere le semifinali, prima di essere sconfitti dall’Argentina di Diego Maradona. In particolar modo, durante gli ottavi di finale contro l’Unione Sovietica ci furono delle decisioni arbitrali dubbie riguardanti l’offside che finirono per favorire il Belgio.
Questo era un tema importante, soprattutto in periodo pre-VAR: gli arbitri potevano sbagliare non segnalando un fuorigioco che magari c’era, avvantaggiando così l’attacco, ma potevano anche sbagliare in senso contrario (fischiare un fuorigioco che non c’era), favorendo così le difese. Spesso il rischio valeva la candela, soprattutto per le compagini più deboli.
Se a livello di nazionali resta ancora il mito dell’utilizzo della trappola del fuorigioco da parte dell’Olanda di Johan Cruyff ai Mondiali tedeschi del 1974, anche da noi ci sono stati esempi di ricorso efficace a questo atteggiamento difensivo.
Basti citare due tecnici che hanno rivoluzionato il nostro calcio come Arrigo Sacchi e Zdeněk Zeman. Dell’uso del fuorigioco da parte del vate di Fusignano rimangono nella memoria soprattutto le due prestazioni contro il Real Madrid nelle partite di andata e ritorno delle semifinali della coppa Campioni 1988.
Del tecnico boemo invece si ricordano di più le occasioni in cui il fuorigioco non è scattato o non è stato fischiato correttamente, contribuendo ad alcune imbarcate prese dalle sue squadre.

Detto che agli inizi, senza la differenza fra attivo e passivo (ad una squadra poteva essere fischiato un fuorigioco per un giocatore in offside anche molto ontano dalla zona della palla) la trappola favoriva i difendenti (tanto è vero che si è a lungo pensato a diminuire la zona di campo valida per fischiarlo, i modo da premiare le squadre più offensive) è da rimarcare come al giorno d’oggi si vedano squadre che adottano questa soluzione anche in occasione di calci di punizione contro, predisponendo una linea pronta a salire prima che avvenga la battuta.
Una tecnica che può essere utilizzata una volta sola in una partita, ma che resta affascinante. Come affascinante resta l’utilizzo del fuorigioco come strumento per fermare gli attacchi avversari, anche nell’epoca del VAR.

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