Se basi la tua fase difensiva su marcature uno contro uno a tutto campo, anche quando la prima linea di pressione è saltata, devi assicurarti di essere tendenzialmente più forte dei tuoi avversari. Viceversa, questo atteggiamento tattico si potrebbe rivelare fallimentare. È quello che ha sperimentato il Milan nella sfida di Champions contro il Psg.
Per affrontare i parigini, infatti, Stefano Pioli è rimasto fedele a se stesso, riproponendo quella strategia difensiva che in passato ha funzionato ma che, contro taluni avversari (vedasi ad esempio nei derby persi contro l’Inter) ha avuto come unico risultato quello di esporre la difesa rossonera a situazioni difficilmente gestibili.
Davanti a questa proposta difensiva, Luis Enrique ha mantenuto lo stesso copione tattico sperimentato nelle ultime uscite dal Paris Saint-Germain. In fase di possesso il tecnico spagnolo disponeva i suoi con Marquinhos, Milan Škriniar e Lucas Hernández in ultima linea con Achraf Hakimi a fare la spola fra la difesa e le zone più avanzate di campo.
In avanti Vitinha e Ousmane Dembélé davano ampiezza mentre Kylian Mbappé si accentrava nella zona di Randal Kolo Muani. La cerniera di centrocampo era formata da Manuel Ugarte e Warren Zaïre-Emery.
L’organizzazione difensiva del Milan ha inizialmente messo in difficoltà i parigini, portando i rossoneri a conquistare diversi palloni nella metà campo avversaria. Purtroppo per loro i milanisti non riuscivano mai a tramutare queste riconquiste in transizioni efficaci.
In più, il Milan si allungava, finendo per trasformare la partita in una battaglia di contropiedi. In questo contesto il Psg ha potuto contare sul talento individuale di giocatori come Mbappé, Dembélé e Zaïre-Emery. Il primo si è fatto notare in occasione della prima rete transalpina quando, su un ribaltamento di fronte, ha ricevuto palla pronto a sfidare e superare Fikayo Tomori con una giocata che ha ricordato quella della prima rete del brasiliano Ronaldo in Serie A segnata dopo aver messo a sedere Massimo Paganin del Bologna.

Da parte sua, Dembélé è risultato dopo Vitinha (26) il parigino ad aver registrato più tocchi di palla nella trequarti offensiva (22) e il secondo per quelli nell’area del Milan (4, come Kolo Muani).
Venendo invece a Zaïre-Emery, il diciassettenne di Montreuil ha mostrato qualità e quantità, correndo per due e risultando decisivo nelle azioni che hanno portato alle segnature di Mbappé e Lee Kang-in. Alla fine il classe 2006 ha prodotto ben 5 passaggi chiave, di cui 6 assist (che hanno cioè portato ad un tiro dei compagni). Un contributo che fa passare in secondo piano le 12 palle perse.

Per quanto riguarda invece il Milan, è risultato ancora una volta complicato per i rossoneri reggere uno spartito del genere senza giocatori fondamentali nel gestire le ripartenze avversarie (Kessie, Tonali). La compagine milanese ha aumentato la sua verticalità all’interno di una proposta che privilegia sempre di più la ricerca di uno contro uno anche in possesso.
Quando i vari Rafael Leão, Christian Pulisic e Theo Hernández son in giornata e sono ben riforniti, i rossoneri possono essere pericolosi per chiunque. Di contro, le lacune in fase difensiva vengono accentuate, specialmente contro avversari di livello.

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