Secondo quanto riportato da calciomercato.com il tanto atteso summit fra Claudio Lotito e Maurizio Sarri non ha rasserenato il cielo in casa Lazio. L’incontro si era reso necessario alla luce delle divergenze scaturite in sede di mercato.
È stato soprattutto Il Messaggero a raccontare della turbolenta estate laziale. L’allontanamento di Igli Tare sembrava aver direzionato la società biancoceleste verso una strada ben precisa. Quella cioè di un maggior potere concesso a Sarri. In passato infatti i rapporti fra l’ex direttore sportivo ed il tecnico toscano non erano sempre stati idilliaci. E ciò sempre per questioni relative alle campagne di rafforzamento condotte da Tare.

Il confronto dialettico fra Lotito ed il suo allenatore doveva quindi servire a ricompattare il club e a stabilire una strategia condivisa. Finora infatti il presidente si è mosso in maniera autonoma, ammettendo visioni diverse rispetto a quelle di Sarri.
Quest’ultimo infatti vede una squadra ancora lontana dall’essere completata per un campionato competitivo, al quale va aggiunta una stagione di Champions che, per ovvi motivi di prestigio (oltre che per i premi che mette in palio), non potrà essere affrontata con la stessa noncuranza con cui Sarri ha approcciato in passato le campagne europee laziali.
La prima questione è ovviamente quella relativa alla sostituzione di Sergej Milinković-Savić. Il serbo, che ha ceduto alle lusinghe degli arabi dell’Al-Hilal, lascia un vuoto che va ben oltre il non indifferente bottino di 22 gol e 19 assist prodotti in due anni sotto la guida di Sarri. La perdita di Milinković-Savić infatti priva il Comandante di uno dei centrocampisti più forti della scorsa Serie A.
Con Sarri in panchina il gioco del Sergente si è ulteriormente evoluto. Milinković-Savić infatti si è sviluppato in un giocatore che è più di una semplice mezzala box-to-box, arrivando a diventare un vero e proprio tuttocampista in grado di gestire i flussi di gioco della compagine biancoceleste, così come di aiutare la fase di primo possesso. Non era infatti raro vedere il serbo scendere per collaborare con l’uscita palla da dietro della Lazio in costruzione.

Si tratta quindi non solo di sostituire il miglior assist-man della squadra (8 quest’anno) ma anche il secondo miglior giocatore nella scorsa rosa per tiri effettuati (64) e il terzo per occasioni create (42).

A questa notevole perdita creata dalla partenza di Milinković-Savić si aggiunge poi l’atavica mancanza di un terzino sinistro naturale, essenziale per garantire velocità nella circolazione della palla sul lato sinistro del campo. Sfumati Fabiano Parisi (Fiorentina) e Milos Kerkez (Bournemouth), Sarri spinge per un ritorno di Luca Pellegrini, col quale si è cercato di colmare la lacuna nella seconda metà della passata stagione. Lotito lo rivorrebbe in prestito ma la Juve sta cercando di fare cassa con i suoi esuberi.
In mediana manca poi una valida alternativa a Danilo Cataldi come play. L’italiano è cresciuto molto nel ruolo e si è rivelato una scommessa vinta da Sarri, ma si tratta comunque di una posizione nella quale la Lazio può ambire a migliorarsi ulteriormente tramite il mercato.
L’arrivo di Djibril Sow dall’Eintracht Francoforte non risolve la questione. Lo svizzero è infatti un mediano, utilizzato in Germania prevalentemente in un centrocampo a due e non sembra avere le qualità per essere agevolmente trasformato in un vertice basso. Per lo stesso motivo Sarri ha bocciato l’idea Fred. Il tecnico toscano vorrebbe Ricci del Torino che però il club di Urbano Cairo non vuole lasciar partire per meno di €25 milioni.
Come nuova mezzala Lotito ha proposto Giovani Lo Celso, incontrando anche qui il diniego di Sarri. L’argentino, di proprietà del Tottenham, non ha la stazza di Milinković-Savić (essendo 178cm per 68 kg) anche se ha caratteristiche di regia più accentuate.
Tuttavia, non è incisivo come il serbo in zona di rifinitura e finalizzazione, come confermano le sole 2 reti realizzate e i 3 assist prodotti l’anno scorso al Villareal. E infatti Sarri vorrebbe rinforzare la batteria di interni di metà campo con Piotr Zieliński, elemento già avuto alle proprie dipendenze.
E proprio l’insistenza di Sarri per il polacco e per Ricci ha fatto dire a Lotito che il tecnico «si è fissato con Ricci e Zieliński, facendo lievitare il prezzo per uno a scadenza che neanche vuole venire alla Lazio».
Infine, l’ultimo motivo del contendere fra presidente e allenatore biancoceleste riguarda Domenico Berardi. Sarri vuole un giocatore che l’anno passato, nelle 26 presenze registrate col Sassuolo in campionato, ha prodotto 12 gol e 7 assist. Stiamo parlando di un elemento che è sempre andato in doppia cifra in termini di reti segnate nelle ultime quattro stagioni. Le capacità realizzative dell’attaccante calabrese, unite ad una nuova (si spera) grande stagione di Mattia Zaccagni permetterebbero sulla carta alla Lazio di poter sostituire degnamente (anche in Champions) un Ciro Immobile eventualmente fermato da problemi fisici o da una vena realizzativa in calo.
Anche per questo Lotito ha voluto allungare la panchina assicurandosi le prestazioni di Taty Castellanos, altro giocatore che sembrerebbe non gradito a Sarri.
Tornando a Berardi, si tratta di un profilo altamente associativo (18 uno-due chiusi nel 2022-23), in grado di far risalire velocemente il terreno di gioco alla propria squadra, consentendole di guadagnare zone più pericolose di campo (3.60 expected threat prodotti nel torneo appena concluso, secondo nel Sassuolo solo ai 3.77 xT di Armand Laurienté).

In fase di possesso, anche a livello di occasioni create, Berardi rappresenterebbe un notevole upgrade rispetto a Pedro (45 contro le 23 dello spagnolo) e un elemento importante per le rotazioni di una Lazio che avrebbe a disposizione un calciatore di sètte anni più giovane dell’iberico e più utile quando si tratta di dover agire in transizione, cosa che spesso la Lazio di Sarri ha fatto nei big match.
Berardi inoltre è il prototipo di quel tipo di esterno sarriano che taglia centralmente venendo dentro al campo e che contribuisce al palleggio flipper che l’allenatore chiede ai suoi.
Fin qui lo stato dell’arte. È difficile dire chi abbia ragione fra il patron ed il tecnico. Lotito mette i soldi e ha il diritto di dire la sua in merito a chi acquistare. Da parte sua Sarri è il tecnico è ed altrettanto libero di esprimere dissenso nei confronti di una campagna acquisti che non lo sta soddisfacendo.
La speranza per i tifosi biancocelesti è che si arrivi ad un risanamento della situazione. In fondo c’è ancora tempo per intervenire sul mercato. In caso contrario, alcuni organi di stampa hanno vociferato anche l’eventualità di possibili dimissioni del Comandante. Questa soluzione estrema rappresenterebbe però un duro colpo per le ambizioni di una squadra che in Sarri ha trovato uno dei migliori allenatori della propria storia, capace come pochi di valorizzare il materiale umano a disposizione proponendo in campo un progetto tecnico ambizioso.

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