Comunque la si pensi, è una finale. In novanta (o più) minuti di calcio può succedere di tutto, anche che l’underdog (lo sfavorito) vinca. Così, pur se l’ultimo atto della Champions 2023 sembra già scritto (vittoria del Manchester City di Pep Guardiola), non è opportuno tagliare immediatamente fuori l’Inter.
Certo le chance dei nerazzurri sono poche e una loro eventuale vittoria rappresenterebbe una delle più grosse sorprese nella storia recente del calcio.
Eppure, al netto di queste considerazioni, qualche carta da giocare Simone Inzaghi la possiede. A partire dal sistema di gioco. Il 5-3-2 nerazzurro infatti consente all’Inter di occupare tutti e cinque i corridoi verticali del campo, andando di conseguenza a creare una parità numerica con gli invasori del City.
La struttura interista in non possesso permette inoltre alla squadra di Inzaghi, sulla carta, di poter andare a contrasto con l’impianto che il City utilizza in fase di costruzione e sviluppo.
Con John Stones che salta dalla prima alla seconda linea infatti il City va a sviluppare tendenzialmente 3-2-5. I due attaccanti nerazzurri e i tre interni di centrocampo sono così posizionati per reggere l’uno contro uno. Resterebbe libero Ederson e dal no.1 brasiliano potrebbero partire soluzioni dirette verso la metà campo offensiva del City.
Tuttavia l’Inter non ha in partenza necessità di andare a contrastare il gioco del portiere brasiliano pressando alto, in quanto può difendere in modo adeguato nella propria metà campo. È vero che quest’anno l’Inter ha mostrato qualche difficoltà nella difesa dell’area, ma è altrettanto vero come in Champions non abbia mai particolarmente sofferto lunghe fasi di difesa posizionale con gli avversari in controllo del pallone.
Un dato riportato da The Athletic quantifica in 0.09 xG il valore medio per tiro concesso dall’Inter in questa edizione della Champions, escludendo i rigori.
Lo sviluppo 3-2-5 del City potrebbe inoltre portare i cinque riferimenti più avanzati degli inglesi ad essere troppo piatti e, di conseguenza, preda dei difensori interisti. Qualora invece i citizens fossero maggiormente scaglionati (3-2-4-1), spetterebbe al quartetto composto da Alessandro Bastoni, Matteo Darmian e dalle due mezzali provvedere a contenere i rifornimenti verso i giocatori di Guardiola che andranno ad occupare i mezzi spazi (Kevin De Bruyne e İlkay Gündoğan).
In fase offensiva la chiave per l’Inter sarà invece quella di riuscire a superare prima pressione e riaggressione del City, in modo da poter generare quelle transizioni artificiali che caratterizzano il gioco di Inzaghi. Per superare il pressing degli uomini di Pep i milanesi potrebbero ricorrere alla già vista soluzione che prevede Acerbi che si sgancia in avanti, con contemporanee rotazioni dei tre centrocampisti centrali (che dovrebbero essere Nicolò Barella, Marcelo Brozović e Hakan Çalhanoğlu).

Proprio questi movimenti favoriscono il passaggio diretto verso gli attaccanti, che finirebbero così per ritrovarsi a poter attaccare in campo aperto la difesa del Manchester City. La verticalità è il tratto caratterizzante l’Inter di quest’anno.
Una volta arrivati nell’ultimo terzo di campo i nerazzurri sono soliti rifinire tramite palle esterne, come dimostra il dato dei cross prodotti in questa coppa Campioni (230 secondo The Athletic). L’Inter riempie bene l’area di rigore in queste circostanze e produce i maggiori pericoli a sinistra, dove operano Bastoni e Federico Dimarco, entrambi abili crossatori.

All’interno di questo confronto tattico saranno poi fondamentali alcuni duelli. Il primo sarà quello che vedrà opposti gli avanti del City ad André Onana. Il portiere interista è stato protagonista fin qui di una grande campagna europea, risultando provvidenziale nel negare più volte il gol ai vari avversari affrontati dall’Inter.

Ad aiutare il camerunense dovrà però essere tutta la difesa, a cominciare da Acerbi. L’ex laziale avrà il compito più difficile della serata, dovendosi confrontare con Erling Haaland. Lasciare acerbi in uno contro uno con il norvegese in area di rigore potrebbe rivelarsi pericoloso. Si dovrà quindi cercare di limitare il più possibile i rifornimenti verso l’ex Dortmund.
Sulla destra Denzel Dumfries non dovrà solo spingere ma, aiutato da Darmian, anche cercare di contenere Jack Grealish. L’esterno inglese è stato un fattore quest’anno nelle risalite del campo del City in possesso ed è risultato uno degli elementi chiave per Guardiola per l’aiuto che fornisce al controllo della partita da parte del Manchester.
Detto questo, anche la compagine inglese deve preoccuparsi dei singoli interisti. Gli inserimenti di Barella e le combinazioni fra Lautaro Martínez e Edin Džeko o fra l’argentino e Romelu Lukaku potrebbero mettere in difficoltà la retroguardia inglese, anche se la recente soluzione varata da Guardiola (difesa con quattro centrali o con tre più Kyle Walker) sembra aver risolto i problemi che il City ha manifestato in passato nel difendere le transizioni.
Come si vede l’Inter qualche soluzione interessante per provare a ribaltare il pronostico ce l’ha a disposizione. Vedremo se basterà per portare la coppa a Milano.

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